Prenderanno il via a inizio settembre gli esami tossicologici per cercare di fare luce sulle morti di Gabriella Cimatti, 80enne di Forlì, e Mara Cremonini, 71enne di San Pietro in Casale, nel Bolognese, le due donne morte a Cona tra il 27 e il 28 luglio, dopo essersi sottoposte allo stesso intervento di oculistica oncologica.
Nella giornata di ieri, infatti, il sostituto procuratore Andrea Maggioni – titolare del fascicolo di indagine per duplice omicidio colposo – ha conferito l’incarico al tossicologo Enrico Gerace di Torino che, nella giornata di martedì 5 settembre, presso il Centro Regionale Antidoping “Alessandro Bertinaria” di Orbassano, acquisirà il materiale da esaminare e aprirà i campioni da analizzare.
Dal canto loro, le difese si sono riservate sull’eventuale nomina di un consulente tecnico di parte.
I quesiti degli esami – i cui risultati sono attesi entro 60 giorni – si concentreranno sull’accertamento o meno della presenza di sostanze tossiche nei corpi delle due vittime, già sottoposte, lo scorso 9 agosto, all’autopsia. A svolgere le analisi medico-legali era stato il professor Giambattista Nolé di Torino, che però non aveva rilevato evidenze macroscopiche. Anche in questo caso, le risultanze sono attese entro 60 giorni dalle operazioni peritali, quando arriverà anche il responso degli esami istologici.
A coordinare le indagini è la Procura che, per quelle morti sospette, arrivate una dopo l’altra, tra il 27 e il 28 luglio, a seguito della stessa operazione nel reparto di Clinica Chirurgica Oculistica, ha aperto un’inchiesta in cui sono – al momento, a scopo cautelativo – indagati 22 sanitari: 7 componenti dell’équipe medico-chirurgica, 3 anestesisti, 11 tra infermieri e Oss e un medico oculista, rispettivamente difesi dagli avvocati Marco Linguerri, Giuseppe Moretti, Gianni Ricciuti e Michele Ciaccia.
Contestualmente, il pm Maggioni ha aperto anche un secondo filone di inchiesta per il reato di omesso referto. In questi giorni, gli agenti della Squadra Mobile sono al lavoro per individuare chi, dentro all’ospedale di Cona, aveva il compito di informare gli inquirenti, chi l’ha fatto e in che termini, ricostruendo la catena decisoria che ha portato ad avvisare l’autorità giudiziaria di quanto accaduto solamente nella giornata del 31 luglio, come comunicato dalla stessa Azienda, dopo circa quattro giorni dai due decessi avvenuti in sequenza a cavallo tra il 27 e 28 luglio. Al momento, il fascicolo aperto per far luce sull’eventuale ritardo nelle comunicazioni è contro ignoti.
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