Portomaggiore. Si avvicina la chiusura delle indagini sui quattro componenti della baby gang – tutti italiani, di età compresa tra i 16 e i 17 anni – che, lo scorso 10 maggio, a Portomaggiore, armati di bastone e coltello, avrebbero accerchiato e aggredito con pugni, calci e bastonate altri due giovani di 22 e 17 anni di origini pakistane, rapinandoli di un cellulare e di 50 euro e colpendo ripetutamente alla testa il più grande dei due, che si era messo a fare da scudo al più piccolo, facendogli perdere conoscenza prima dell’arrivo del 118.
Le indagini da parte dei carabinieri erano proseguite per un mese e mezzo da quella terribile aggressione, fino all’identificazione dei quattro presunti autori del reato di rapina aggravata, a cui fece seguito l’esecuzione della misura cautelare del collocamento in comunità per minori emessa dal gip del tribunale minorile dell’Emilia Romagna di Bologna, su richiesta della Procura del capoluogo felsineo.
Subito dopo l’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari, che si è tenuta lo scorso 4 luglio, a uno dei quattro – difeso dall’avvocato Simone Bianchi – era stata revocata la misura cautelare e gli era stato permesso di fare ritorno a casa. Una decisione presa dopo la presentazione di una memoria difensiva in cui si dimostrava che quel giorno il ragazzo non era presente durante l’aggressione.
A questo proposito, per quanto riguarda la sua posizione, proprio facendo leva su questa memoria, nei giorni scorsi, lo stesso avvocato ha avanzato richiesta di archiviazione al pm titolare del fascicolo di indagine, che dovrà decidere prossimamente.
Dal canto loro, invece, dei restanti tre, uno sarebbe tutt’oggi in affidamento a una comunità, dove starebbe svolgendo un percorso di reinserimento sociale, per esigenze che non sarebbero legate alla vicenda processuale in corso, mentre anche gli altri due sono tornati a casa con le prescrizioni però legate agli spostamenti di non frequentare discoteche e sale da gioco, di non allontanarsi dal Comune di residenza e di non girare in compagnia di pregiudicati.
Sul loro conto – e su quello del ragazzo per cui l’avvocato ha chiesto l’archiviazione – si attende che il pm Emiliano Arcelli chiuda le indagini, decidendo poi se chiedere o meno il rinvio a giudizio.
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