Cronaca
30 Giugno 2023
Prenderà due strade diverse il processo a carico di un uomo di 36 anni, accusato di maltrattamenti, lesioni personali e violenza sessuale

Sceglie di patteggiare per le botte e le minacce all’ex moglie, ma il processo prosegue per le violenze sessuali

di Davide Soattin | 3 min

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È stato rinviato a giudizio un 32enne accusato di maltrattamenti e stalking nei confronti dell’ex compagna. Tra gli episodi contestati anche l’invio di una lettera minatoria dal carcere, scritta – almeno in parte – con il proprio sangue

Prenderà due strade diverse il processo a carico di un uomo di 36 anni che, inizialmente imputato per i reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali nei confronti dell’ex moglie, durante una delle ultime udienze, mentre quest’ultima stava rendendo testimonianza davanti ai giudici, è stato accusato anche di violenza sessuale, affermando di essere stata costretta, per anni, a subire rapporti sessuali non consenzienti.

Per questo ultimo reato infatti, ieri (29 giugno) mattina, il processo andrà avanti, col collegio del tribunale di Ferrara che ha rinviato l’udienza al 21 settembre. Invece, per quanto riguarda quella quotidianità che sarebbe stata caratterizzata da botte, minacce e urla anche davanti ai figli piccoli, l’uomo ha scelto di patteggiare e prossimamente sarà fissata una nuova udienza.

La vicenda risale al 2010. Dopo un anno iniziò la convivenza. Dopo qualche anno arrivarono due figli. Ma lui – aveva raccontato la donna in tribunale – la picchiava sempre. Una volta le avrebbe messo anche le mani al collo e in due occasioni l’avrebbe inoltre colpita con un pugno in faccia, costringendola a una vita da semi reclusa.

Secondo la versione della parte offesa, poi, lui non avrebbe voluto neanche che andasse a lavorare. Era anche diventato il ‘tutore’ del suo telefono per controllare la sua vita privata: rispondeva lui alle chiamate dei parenti di lei e, a suo gradimento, sceglieva se passare la chiamata o i messaggi oppure no.

Poi l’ennesimo litigio pesante, la notte del 7 luglio del 2021, tanto da spingerla, il giorno seguente, ad andarsene di casa, senza però che l’incubo fosse finito. La donna, infatti, si ricorderà probabilmente per tutta la vita due date. Il 17 settembre e il 1o novembre 2021. Dopo la separazione il giudice dispose il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati da lei. Ma quando arriva il momento di consegnarsi i figli diventava inevitabile il contatto. In entrambe le occasioni la situazione degenerò in lite. Liti che videro l’uomo passare dalle parole ai fatti, sferrandole un pugno sull’occhio.

La seconda volta però avvenne l’episodio peggiore. Quel giorno – il 1o novembre, come detto – la donna aspettava la sorella. Insieme dovevano andare a pranzo dalla madre. Lui arrivò per prendere con sé i figli. Iniziarono a litigare per strada. La sorella gli disse di evitare di urlare davanti a tutti. L’imputato evitò francesismi nel risponderle e avanzò minaccioso verso di lei.

La vittima si frappose tra i due e ricevette quel pugno che era destinato alla sorella. Pochi minuti dopo lui aprì lo sportello dell’auto ed estrasse un coltello (tipo serramanico, della lunghezza di 15 cm secondo il verbale di sequestro dei carabinieri). La sorella si chiuse in macchina e lui rivolse la sua rabbia verso l’ex e la inseguì nel cortile condominiale.

La scena venne vista da un vicino, che uscì di casa per cercare di fermarlo. Riuscì ad afferrargli la mano con la lama puntata verso la donna. “Era a solo mezzo metro da lei”. I due ruzzolarono per terra e venne ingaggiata una lotta per disarmarlo. “Ho cercato di tenerlo fermo e alla fine mia moglie è riuscito a prendergli l’arma. Urlava che voleva ammazzarla. Quindi l’ho lasciato, lui si è alzato e se ne è andato. Credo che solo grazie al mio intervento lei sia ancora viva” racconterà l’uomo.

Dopodiché la sorella accompagnò la vittima il giorno stesso dai carabinieri per sporgere querela.

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