Cronaca
4 Maggio 2023
Sull'agguato col machete in via Olimpia Morata: "Episodio che trasuda mafiosità sotto tutti i punti di vista"

Mafia nigeriana. Il pm: “Elementi raccolti sostengono quadro accusatorio forte”

di Davide Soattin | 5 min

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Prendono le mosse dall’agguato col machete di via Olimpia Morata, avvenuto il 30 luglio 2018 ai danni di Stephen Oboh, le circa 1.600 pagine di memorie depositate e spiegate dal pm Roberto Ceroni durante la requisitoria con cui ieri (mercoledì 3 maggio) sono arrivate le richieste di condanna nei confronti delle diciassette persone imputate nel processo alla presunta mafia nigeriana.

In tutto, sono sei i capitoli in cui sono state suddivise le conclusioni del sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna: i primi quattro riguardanti la natura mafiosa dell’associazione Vikings/Arobaga, il quinto relativo all’associazione dedita al narcotraffico e il sesto inerente all’episodio dell’estorsione perpetrata nei confronti di un’ambulante che stava vendendo capi d’abbigliamento e bevande nei pressi dell’ex distilleria di via Modena.

Un lavoro, quello realizzato da Ceroni, che lui stesso, in aula, ha precisato di aver redatto seguendo un metodo “rigorosamente normativo“, vale a dire prendendo tutti i requisiti utili a contestare il reato di associazione di stampo mafioso come previsto dall‘articolo 416 bis del codice penale ed elencando, successivamente, i relativi elementi a sostegno di questa tesi individuati nelle vicende finite davanti al collegio del tribunale.

Nello specifico, nei comportamenti messi in atto da parte dei presunti affiliati al clan dei Vikings/Arobaga, la Procura ha evidenziato la chiara osservanza di regole interne, basate sul dovere della riservatezza e della segretezza, oltre che su norme in codice. Ma anche la tendenza a ricorrere all’uso della violenza come metodo di risoluzione dei conflitti, come dimostrato dall’episodio del tentato omicidio col machete che – ha spiegato Ceroni – “già basterebbe per chiudere il processo per associazione mafiosa”.

“In Gad – ha spiegato a tal proposito Ceroni – spacciavano i Vikings e i rivali degli Eye. Un giorno succede che quest’ultimi riforniscono i Vikings e che qualcuno va a chiedere il pagamento del servizio prima del termine dovuto. Ne nasce un dissidio e ne paga le spese Stephen Oboh, che non c’entra nulla ma interviene a difendere gli Eye. Ai Vikings ciò non va giù e sistemano Oboh in orario diurno, davanti alla stazione, in una zona che è ad alta densità abitativa di cittadini nigeriani. Lo fanno con un machete, che è l’arma simbolo delle confraternita”.

Il pm ha proseguito: “Un fatto che se fosse stato intercalato nella realtà siciliana o in quella calabrese non avremmo avuto difficoltà ad associarlo a un’azione di stampo mafioso”. In tal senso, parlando ancora dell’agguato di via Olimpia Morata, Ceroni ha poi sottolineato come l’evento in sétrasudi mafiosità sotto tutti i punti di vista“, dimostrando “un vero e proprio atto di forza di un cult verso un altro, attraverso il ricorso alla violenza”.

Lo stesso vale per quella che è stata definita come la “rivolta dei cassonetti” del febbraio 2019, quando un gruppo di nigeriani, convinto che un loro connazionale fosse morto, investito da un’automobile dei carabinieri (in realtà venne investito da un privato mentre fuggiva da un controllo e rimase ferito), protestò in maniera vistosa e violenta in zona stazione contro le forze dell’ordine – polizia, carabinieri e anche esercito -, generando tensione e scandalo.

“In quelle giornate, nelle telefonate tra gli imputati – ha evidenziato Ceroni – si parlava di mafia, di associazione mafiosa e non solo. Della volontà di mettere a soqquadro la città e i quartieri. E lo hanno fatto, davanti a tutti“.

Quanto alla ‘catena di stoccaggio’ della droga in città, anche in questo caso, la pubblica accusa non ha avuto dubbi nel ricostruire un quadro fatto di basi logistiche e di procedure che diventano rituali consolidati. “Ogni importazione – ha raccontato il pm – avveniva nello stesso modo, secondo una catena che è stata ricostruita con le intercettazioni e ci ha fornito un’attività capillare sul territorio, anche per quel che riguarda la vendita delle sostanze stupefacenti”.

Infine, come detto poco prima, il sesto e ultimo capitolo parla anche dell’estorsione da parte di Emmanuel Okenwa, detto Dj Boogye e membro di spicco dei Vikings/Arobaga, ai danni di un’ambulante che stava vendendo vestiti e generi alimentari in via Modena, a cui è andato “a chiedere il pizzo“. “Ma se qualcuno fa una cosa così a Catanzaro – ha ribadito Ceroni – staremo parlando del nulla. Okenwa va da una connazionale, che sa chi è lui e sa chi sono i cult. Tant’è che dopo l’accaduto, la donna corre a chiedere aiuto a un uomo vicino al clan rivale degli Eye”.

Insomma, secondo il sostituto procuratore della Dda di Bologna, a partire da “un quadro accusatorio che è già forte”, nel corso delle indagini e del processo che sta andando avanti da settembre 2021, gli “elementi raccolti portano chiaramente a sostenere le accuse originarie” come dimostrato dalle richieste di pena avanzate al termine della propria requisitoria.

Durante la discussione, tramite l’avvocato Denise Mondin, il Comune di Ferrara, costituitosi parte civile, ha in conclusione ribadito quella che è la propria posizione, chiedendo la condanna degli imputati e il pagamento delle spese di costituzione di parte civile: “Quello nei confronti dell’amministrazione – ha sottolineato il legale – è inquivocabilmente un danno di immagine generato da un eco mediatico a livello non solo locale, ma anche nazionale, in una comunità ristretta e tranquilla come quella ferrarese. Fatti che hanno generato nella popolazione senso di insicurezza e di timore di vivere in città, sia per la violenza che per l’attività di spaccio in Gad, dove il Comune è intervenuto in questi anni per sanarla e riportare un minimo di sicurezza”.

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