Eventi e cultura
13 Novembre 2022
A partire da oggi, domenica 13 novembre, sarà visitabile la mostra su Vittorio Cini, organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con Fondazione Ferrara Arte e Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara

L’ultimo doge di Venezia rivive a Palazzo Bonacossi

di Redazione | 3 min

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Nelle splendide sale di Palazzo Bonacossi, a partire da oggi (domenica 13 novembre), sarà possibile visitare la mostra Vittorio Cini. L’ultimo doge, organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con Fondazione Ferrara Arte e Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara.

Nato a Ferrara il 20 febbraio del 1885, Vittorio Cini, definito da Indro Montanelli “l’ultimo Doge di Venezia”, è stato uno dei più grandi imprenditori del Novecento. Senatore del Regno dal 1934, fu nominato due anni dopo commissario generale dell’Ente Esposizione Universale di Roma, prevista per il 1942.

Dopo aver ricoperto per alcuni mesi la carica di ministro delle comunicazioni, nel giugno del 1943 si dissociò dal regime fascista, scelta che gli costò l’internamento nel campo di concentramento di Dachau, dal quale uscì grazie all’intervento del figlio Giorgio. In memoria di quest’ultimo, scomparso prematuramente, promosse la costituzione della Fondazione Giorgio Cini (1951), centro di formazione e ricerca umanistica che scelse di collocare nell’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia al fine di promuoverne il recupero e il restauro.

Mecenate e filantropo, uomo curioso e amante del bello, Cini fu anche uno dei più intelligenti collezionisti del Novecento: nella sua ricca e variegata raccolta figuravano, tra gli altri, capolavori di grandi maestri del Rinascimento estense, testimonianza della passione per l’arte della sua città natale, cui si avvicinò anche grazie alla frequentazione di Nino Barbantini, curatore della celebre mostra di Palazzo dei Diamanti del 1933.

Attraverso le opere di ventotto artisti, perlopiù concepite ad hoc in previsione della collettiva, viene evocata la vicenda umana e professionale di questo illustre ferrarese, protagonista della storia e della vita economica, politica, sociale e culturale italiana del Novecento. Numerosi lavori insistono sui luoghi nei quali lasciò un segno indelebile, a partire dalla sua città di adozione, dove abitò nel cinquecentesco palazzo sul Canal Grande a San Vio (che impreziosì con straordinarie opere d’arte antica collezionate nel corso degli anni) e dove promosse il recupero dell’Isola di San Giorgio Maggiore, fondandovi il primo ente privato italiano che si poneva come scopo principale la ricerca umanistica.

E ancora, la terraferma, la zona industriale di Porto Marghera, del cui quartiere urbano gettò le basi; e, naturalmente, Roma, la città Eterna, dove Mussolini gli affidò la gestione di una delle più straordinarie avventure dell’urbanistica moderna, l’Esposizione Universale (E42). Altre opere rinviano alle sue iniziative imprenditoriali (ad esempio nel settore dell’industria elettrica) e alla sua vicenda biografica. Come sottolinea Marco Di Capua, dai diversi spunti forniti dagli artisti che hanno indagato la «geografia ciniana» emerge «un DNA creativo e civile, progettuale ed estetico che condiziona e rende evidente, in modo lampante, il senso moderno della civiltà italiana».

La mostra darà conto altresì, attraverso fotografie storiche e documenti, dell’attività collezionistica di Vittorio Cini, definito da Federico Zeri “vero raccoglitore di pittura antica”, e di alcune significative iniziative come il restauro e il progetto di arredo del Castello di Monselice (di cui diventò proprietario nel 1935), la donazione del palazzo di Renata di Francia al Comune di Ferrara (1942) e la creazione dell’Istituto di Cultura “Casa Giorgio Cini” nella residenza di famiglia in via Santo Stefano a Ferrara, donata ai gesuiti nel 1950.

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