Al Libraccio l’incontro dedicato a “Tutto per i bambini” di Delphine De Vigan
Sabato 28 febbraio, alle ore 14:30, nella libreria Libraccio, il gruppo di lettura "Noi siamo tempesta" dedica un incontro a “Tutto per i bambini” di Delphine De Vigan
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l Tar dell'Emilia Romagna ha respinto il ricorso presentato dagli avvocati Fabio Nicolicchia e Corrado Caruso contro l'ordinanza contingibile e urgente con cui il sindaco di Ferrara Alan Fabbri aveva dichiarato l'inagibilità delle Torri A e C del Grattacielo
Martina Taddia, ex studentessa del Liceo artistico Dosso Dossi, espone negli spazi del bar San Romano al civico 91

(foto di Giulio Mazzi)

(foto di Giulio Mazzi)
di Michele Govoni
Sono insieme sulla scena da oltre trent’anni con spettacoli di grande successo. Antonio Rezza e Flavia Mastrella arrivano a Ferrara sul palco del Teatro Comunale Abbado per una tre giorni di spettacoli con il loro “Fratto_X” (venerdì e sabato ore 20.30, domenica ore 16).
Sul palco con Antonio Rezza sarà Ivan Bellavista. Gli “habitat” sono invece l’opera creativa di Flavia Mastrella.
Li abbiamo raggiunti telefonicamente per farci raccontare dalla loro vivavoce la genesi dello spettacolo e alcune piccole curiosità sul loro lavoro.
Antonio, cosa vedremo sul palco del Teatro Comunale di Ferrara?
Sul palco di Ferrara portiamo uno spettacolo di dieci anni fa che non ha perso nulla rispetto a quando è stato realizzato, così come tutte le altre opere che portiamo in giro. Sono opere che ci sopravviveranno. Vedrete quindi un’opera che ci sopravviverà.
Flavia, come è nato Fratto_X?
Per la mia parte creativa Fratto_X è nato da una ricerca fotografica sulla luce in movimento che ho fatto dal 2010 al 2012. Fotografavo le luci sull’autostrada che usavo come pennarelli, disegnando.
L’habitat nel quale Antonio si muoverà sul palcoscenico quindi è nato in questo modo. Ma Fratto_X è anche un lavoro sull’oggetto?
In realtà Fratto_X non è un lavoro sull’oggetto, ma sulla materializzazione della luce che inventa corpi antropomorfi. L’oggetto in questo lavoro è andato a perdere significato rispetto alla visione.
Come se si fosse rarefatto, divenendo astratto?
Sì è diventato più astratto e di attualità. Insegue i concetti e i colori del digitale, rendendolo materia. Perciò l’oggetto perde significato perché la cultura digitale non vede l’oggetto, non vede l’immagine.
Antonio, il titolo dello spettacolo è “Fratto_X”. Da cosa deriva questo titolo “matematico”? Non mi sembra sia la prima volta che vi cimentate con la matematica nei titoli dei vostri spettacoli, no?
Lo spettacolo precedente era 7-14-21-28; volevamo fare una trilogia sui numeri perché la matematica è la scienza che si avvicina di più al ritmo, alla musica perché la matematica, anche se è un arbitrio, è esatta. E’ ciò che più ci rappresenta, come ci rappresenta di più la musica, rispetto al teatro.
Fratto_X è il secondo di questa trilogia e poi il successivo, Anelante, è iniziato come una deriva matematica, ma poi ha preso un’altra direzione.
Lo spettacolo è sul rapporto con noi stessi, un dialogo con un’altra entità che parla con la nostra stessa voce?
Lo spettacolo è un dialogo con “voi” stessi, in realtà. Quando si dà del “voi” ad una persona ci si “tira fuori” come in un’isola di salvezza.
Il problema nasce quando iniziamo a dire “noi”, perché ci troviamo in situazioni poco confortanti. Per questo preferisco il “voi” al “noi” (ride n.d.r.).
Poi i problemi rimangono i vostri e noi, con quello che facciamo, non cerchiamo nemmeno di risolverli perché, non riuscendo a risolvere i nostri, non possiamo risolvere i vostri.
E’ bello, Antonio, giocare con i pronomi, no?
I pronomi sono ciò che ci è rimasto. In una società priva di identità ci si attacca al pronome; sarà un bel problema il futuro per chi arriverà al futuro stesso.
Lei e Flavia avevate anticipato la deriva attuale di una società dipendente in tutto e per tutto dal telefonino, che voi avevate soprannominato il telefonetto, in un noto cortometraggio…
Non abbastanza, perché per essere veramente anticipatrice avrebbe dovuto anticipare il telefonino stesso, invece in quel caso siamo arrivati “secondi”. Quando uno analizza qualcosa di pertinente attraverso l’arte, arriva secondo, perché la pertinenza c’era già. Ecco perché l’arte sociale non ha nessun significato dal mio punto di vista, perché si appoggia a quello che esiste.
Com’è lavorare con Flavia? Lo fate da trent’anni e trovate sempre nuovi spunti di riflessione e di lavoro insieme. Cosa alimenta questo rapporto?
Sicuramente il fatto che uno riesca a stupirsi ancora del lavoro che uno fa; poi anche il risultato finale che è sempre di livello altissimo. Perché? Perché confrontiamo quello che facciamo con ciò che le ha precedute e capiamo subito se siamo all’altezza.
Flavia, come nascono i vostri spettacoli?
C’è libertà totale. Io mi occupo dell’habitat, lo invento, faccio delle ricerche formali e poi, ultimo movimento della mia ricerca, è dare ad Antonio l’habitat stesso. Lui improvvisa all’interno di quell’habitat per un anno, due. E poi, insieme, andiamo a dare il ritmo, sistemando ciò che non ci piace sia dell’habitat che della drammaturgia.
Rivolgo a lei, Flavia, la domanda che ho rivolto prima ad Antonio. Come si è evoluto il vostro rapporto artistico in questi trent’anni di lavoro insieme?
Diciamo che mi è automatico lavorare con Antonio: è una parte di me. Io mi lascio andare alla mia fantasia, senza paura di essere prevaricata.
Lavorare in piena libertà è forse la migliore prerogativa per un’espressione artistica, no?
Noi lavoriamo insieme in piena armonia perché ci occupiamo di parti diverse: io dell’immagine e Antonio della drammaturgia. Abbiamo due ruoli divisi che poi si uniscono. Ognuno accetta ciò che fa l’altro in modo abbastanza incondizionato.
Quando andiamo a mettere insieme le parti, magari litighiamo un po’, però poi la bellezza dell’opera prende il sopravvento.
Antonio, sarà per la prima volta sul palco di Ferrara, anche se la nostra città so che la conosce molto bene. Cosa si aspetta dal pubblico della nostra città?
Mi aspetto che le persone che ci seguiranno siano tante, che ci sia una gran diffusione, un gran passaparola perché lo spettacolo è comico fino alla contorsione intestinale. A me piace far ridere negli habitat di Flavia perché il riso è più difficile del pianto.
C’è qualcosa, Flavia, che vuole anticipare al pubblico di Ferrara per invitarli o incuriosirli a seguirvi nelle vostre tre date ferraresi?
Fratto_X è un’esperienza, un gioco, un lasciarsi andare agli avvenimenti ed è molto divertente e libero, perché ognuno può trovare quello che vuole dentro il nostro lavoro.
Fratto_X tratta del plagio, del condizionamento da parte di noi stessi e dell’uno sull’altro. Alla fine c’è un gioco molto interessante che costituirà una sorpresa per il pubblico.
Oltretutto siamo anche particolarmente legati a Ferrara e alla sua provincia perché, nel 2001, sul Delta del Po abbiamo girato “Delitto sul Po”, di cui una piccola quota produttiva è di Elisabetta Sgarbi che ci ha invitati a Ferrara.
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