Cronaca
7 Aprile 2022
Si torna indietro al 2014 nel processo sulla mafia nigeriana a Ferrara, con la testimonianza della titolare di un negozio di via Ortigara. Le minacce di tre uomini che poi, alla sera, si presentarono al marito come la “mafia” prima di rapinarlo violentemente

Minacciata per non pagare le birre: “Ti facciamo chiudere mettendo della droga nel negozio”

di Daniele Oppo | 2 min

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(archivio)

“Quando gli ho chiesto di pagare le birre, Lucky mi ha detto di stare calma perché avrebbero potuto fare in modo di farmi chiudere il locale, anche mettendo della droga dentro”. È quanto ha raccontato la titolare di un negozio di via Ortigara nel corso dell’udienza di mercoledì 6 aprile del processo contro la mafia nigeriana.

Il fatto, avvenuto il 29 ottobre 2014, era già stato raccontato nel corso della precedente udienza anche da marito, il quale aveva subito a sua volta un’aggressione – di fatto una rapina – alla sera, quando aveva chiesto a un gruppo di tre nigeriani – suoi connazionali – di pagare sia le birre prese in quel momento che quelle non pagate al mattino a sua moglie. Per tutta risposta venne minacciato e picchiato.

La donna, rispondendo alle domande del pm Roberto Ceroni, ha detto di aver sentito parlare dei Vikings – il gruppo che aveva preso il predominio a Ferrara ai danni degli ex soci e poi rivali Aye – e ha detto che “sono persone arroganti, non buone”. Non ha ricordato però ciò che affermò all’epoca agli inquirenti, ovvero che il marito le riferì che il gruppo si presentò come gruppo mafioso Arobaga (l’altro nome dei Vikings) e che aveva paura anche di tornare in Nigeria perché glie l’avrebbero fatta pagare.

Per la rapina la squadra mobile arrestò tutti e tre gli aggressori: Prosper Anini, Lucky Okojie e, in flagranza, Emmanuel Otaigbe (che non sono imputati in questo processo): vennero condannati per rapina in primo grado, poi solo per lesioni in appello.

Durante l’udienza è stato sentito anche un altro testimone, che in realtà ha più volte smentito se stesso, su un’aggressione avvenuta a Padova mentre era in un bar con un’amica e un amico, che venne aggredito da tre connazionali nigeriani. L’uomo intervenne e venne ferito alla testa da una bottigliata, poi denunciò e riconobbe gli aggressori. In udienza, riconoscendo uno di essi da un album fotografico, ha detto che quello non c’entrava nulla, che “è una brava persona”. Si trattava di Bugi, Emmanuel Okenwa, il ‘re’ di Ferrara.

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