Cronaca
4 Aprile 2022
Protagonista una studentessa delle scuole medie di Porotto, che non può usufruire della dad. Parla la dirigente scolastica: "Abbiamo cercato di praticare tutte le strade giuridicamente esistenti per il nostro ordinamento, ma purtroppo ora o sta a casa oppure torna in classe"

A casa con una vertebra fratturata, ragazzina rischia di perdere l’anno scolastico

di Davide Soattin | 3 min

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Dopo il deposito delle quasi 130 pagine di motivazioni con cui il gup Andrea Migliorelli ha spiegato il modo in cui è crollato - nella quasi totalità - l'impianto accusatorio nel processo Fiera bis, la difesa di Filippo Parisini, ex presidente dell'ente, prosciolto dalle accuse più gravi, commenta con soddisfazione quanto scritto dal giudice

“Mia figlia lasciata sola con i rischi che ciò comporta, nella fragilità della sua età e dopo due anni di riduzioni nei rapporti sociali a seguito della pandemia”.

C’è preoccupazione e inquietudine nelle parole di A.R., padre di una ragazzina di 13 anni iscritta alla scuola media di Porotto, ma che ormai da qualche tempo non può più frequentare le lezioni in presenza per un problema fisico.

L’alunna infatti, dopo esser rimasta vittima di un trauma accidentale amplificato dal peso dello zaino che portava sulle sue spalle, ha riportato la frattura di una vertebra lombare che oggi la costringe a passare la sua quotidianità sdraiata fino alla completa calcificazione.

Una situazione “grave e che necessita di una soluzione urgente, saggia e nel rispetto di un minore” sottolinea il padre, che poi spiega come siano stati sin da subito “richiesti alla scuola i mezzi per riuscire a dare continuità all’istruzione, ai rapporti e al confronto con i professori e compagni” come il ricorso alla didattica a distanza, ma – afferma – “questo ci è stato negato”.

Un no che ha motivazioni ben chiare e di natura normativa, come spiega la dirigente scolastica Maria Gaiani, dal momento che “attualmente la dad è ammessa solo per gli studenti positivi al Covid-19 o per quelli immunodepressi ricoverati in ospedale oppure sottoposti a cicli di chemioterapia, e ringraziando il cielo non mi sembra il caso della ragazza”.

Nonostante ciò, per far fronte al problema, la preside racconta di non essersi arresa e per trovare una soluzione soddisfacente ha provato anche a predisporre un “progetto di istruzione domiciliare con fondi regionali, che però non è è stato autorizzato perché le caratteristiche cliniche della studentessa non erano sufficienti a far partire l’attività”.

Al vaglio sono state passate anche altre soluzioni. “La stessa madre della 13enne – aggiunge Gaiani – aveva chiesto di inserire in classe una brandina  per far seguire alla figlia le lezioni da sdraiata. Una possibilità che ho verificato con la responsabile del servizio Prevenzione e Sicurezza ma che non è stata fattibile per questioni di planimetria delle aule”.

Così, l’unica strada percorribile rimasta per evitare che la ragazzina non perdesse l’anno era affidarsi a scuole parentali, come proposto dalla stessa preside alla famiglia, che però non ha accolto con entusiasmo la proposta, definendola una “scelta mai ventilata”, e ora si trova davanti a un vero e proprio bivio.

“Se non sono interessati a questa soluzione – afferma la dirigente – io non ho altri studenti giuridici a disposizione, se non dire all’alunna che deve venire a scuola, come so che sta facendo alternatamente quando ha verifiche scritte o interrogazioni. Abbiamo cercato di praticare tutte le strade giuridicamente esistenti per il nostro ordinamento, ma purtroppo ora o sta a casa oppure torna in classe”.

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