In dieci minuti cambiò idea, convinto probabilmente dai dirigenti del Cosenza che lo volevano ancora in squadra al punto da offrirgli lo stesso ingaggio che il Parma gli aveva concesso per il passaggio in Serie A. Insomma, era un calciatore ricercato, rispettato e con un futuro davanti, Denis Bergamini.
Nell’udienza di ieri – martedì 29 marzo – del processo a carico Isabella Internò, ex fidanzata del centrocampista argentano, accusata di omicidio volontario aggravato in concorso con ignoti, è emersa la dimensione del Bergamini calciatore tramite la testimonianza di Bruno Carpeggiani, suo procuratore dal febbraio 1989, che ha risposto a tutte le domande del pm di Castrovillari Luca Primicerio, davanti alla Corte d’Assise presieduta da Paola Lucente con a latere il giudice Marco Bilotta.
“Nel luglio ’89 a Milanofiori (un hotel di Milano in cui si svolgevano le trattative di calciomercato) c’era molta pressione su di lui da parte di tutti”, ha raccontato Carpeggiani. “Dopo l’infortunio aveva ripreso alla grande, stava facendo un ottimo campionato, era proiettato verso la Serie A”. Anzi: “Denis sarebbe andato sicuramente in serie A se non fosse morto”.
Al punto che in quel luglio “firmò per il Parma”, squadra che era prossima al salto di serie, “ma i dirigenti del Cosenza dissero che doveva andare a Cosenza” e subito dopo Bergamini chiamò Carpeggiani per dirgli che alle stesse condizioni economiche sarebbe rimasto in Calabria. Un legame che secondo Carpeggiani era “calcistico”, forse perché in quella squadra aveva trovato una sua dimensione ideale.
“Alla notizia del suicidio – ha detto l’ex procuratore – sono rimasto sconcertato e disorientato perché lo avevo visto pochi giorni prima tranquillo e sereno”.
Anche il medico Enrico Costabile ha parlato di Bergamini come di un “grande professionista”, attento nella fase di recupero post infortunio per una distorsione sul campo ghiacciato di Udine. Si fece curare a Pavia, poi proseguì la fisioterapia a Cosenza: “Voleva tornare in campo, faceva quel che dicevamo noi, era molto diligente perché doveva e voleva guarire bene”. Il medico, infine, ha raccontato anche cosa accadde il giorno della morte di Bergamini: “Andai al Motel Agip dove si trovavano in ritiro la sera prima della partita per fare il giro delle visite dei calciatori. Li trovai a terra che piangevano”. Avevano saputo della morte di Denis: “Ero senza parole, ci chiedevamo cosa ci facesse a 100 chilometri di distanza, mentre doveva essere al cinema con loro”.
“Le aspirazioni della difesa Internò credo siano state completamente deluse dall’esito di tutte le udienze che si sono fino ad oggi celebrate, soprattutto le ultime due – afferma l’avvocato Fabio Anselmo, che insieme alla collega Alessandra Pisa assiste la famiglia del calciatore -. Carpeggiani e Costabile hanno chiuso la porta a una diversa ricostruzione dello stato emotivo di Denis Bergamini rispetto a quella ricostruita dalla pubblica accusa. Attendo con ansia le udienze dove verranno sentiti i testimoni sulle anomalie delle indagini subito dopo l’omicidio di Denis Bergamini”.
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