La ‘rivolta di cassonetti’, un’altra aggressione con cocci di bottiglia che coinvolse anche la Polizia, le avventure criminali di dj Bugi, ovvero di colui è che per gli inquirenti era il capo dei Vikings/Arobaga a Ferrara.
Mentre a Reggio Emilia mercoledì mattina sono state arrestate dieci persone legate ai ‘cults’ dei Vikings e dei Eiye, a Ferrara si è celebrata una nuova udienza sulla mafia nigeriana con le testimonianze di acquirenti di stupefacenti e dei poliziotti che hanno indagato su episodi noti alle cronache ferraresi e alcuni avvenuti anche fuori dal territorio: a Padova, dove Bugi (o Boogye) sarebbe stato coinvolto in un’aggressione.
Tra i fatti più eclatanti di cui si è dato conto c’è sicuramente quello della ‘rivolta dei cassonetti’ – anche se il poliziotto ha raccontato di essere arrivato a fatti già ampiamente in corso e di essere stato impegnato in un servizio di regolazione del traffico – del febbraio 2019, quando un gruppo di nigeriani, convinto che un loro connazionale fosse morto, investito dai carabinieri (in realtà venne investito da un privato mentre fuggiva da un controllo e rimase ferito), protestò in maniera vistosa e violenta in zona stazione contro le forze dell’ordine – polizia, carabinieri e anche esercito -, generando tensione e scandalo.
Altro episodio, questo del 2018, è stato raccontato da un agente delle Volanti, intervenuto in pattuglia su chiamata dell’Esercito, per una lite tra due stranieri nei giardini del Grattacielo. Dopo i controlli del caso, trattennero uno dei due perché aveva il permesso di soggiorno non regola e lasciarono andare l’altro. “Ci siamo accorti che un gruppo di nigeriani lo voleva raggiungere con fare minaccioso e noi e un’altra pattuglia ci siamo frapposti. Avevano cocci di bottiglie di vetro in mano e abbiamo dovuto bloccarli materialmente, anche usando le manette”. In quel frangente vennero arrestate due persone che sono divenute presto di assoluto rilievo nella cronaca nera ferrarese: Irabor Igbinosa (detto Ebo) e Anthony Odianose Lucky (detto Ubeba), due tra gli autori dell’agguato con machete in via Olimpia Morata, due esponenti di un certo calibro dei Vikings a Ferrara.
Come detto, ci si è spostati anche a Padova: qui venne denunciato Emanuel Okenwa, alias Bugi, uno dei vertici massimi dell’organizzazione in Italia, il ‘re’ a Ferrara e in parte del Veneto. La mobile patavina lo denunciò per un’aggressione – compiuta insieme ad altri due soggetti – ai danni di un connazionale, che il giorno dopo lo denunciò alla Polizia.
Nell’udienza di ieri è stato deciso di ascoltare un altro testimone, un nigeriano che era irreperibile ed tornato in Italia solo martedì, ma come teste assistito: denunciò Okenwa per rapina, il quale, a sua volta, lo denunciò per lo stesso reato. Il tribunale (presidente Sandra Lepore, a latere Alessandra Martinelli e Andrea Migliorelli) ha concordato con il rilievo mosso dall’avvocato Giampaolo Remondi sulla necessità di farlo assistere da un legale durante la deposizione, che è stata messa in agenda per l’udienza del 9 marzo.
Una piccola nota curiosa l’ha fornita la testimonianza di un ragazzo che andava a comprare stupefacente in Gad. In udienza ha negato di aver riconosciuto “senza ombra di dubbio” – come scritto nel verbale redatto dalla polizia e recante la sua firma – lo spacciatore col quale si interfacciava, spiegando che in realtà non era e non è sicuro di riconoscere con certezza qualcuno, ma di aver indicato dei nomi perché sentiva la pressione degli agenti. Poco male, rimane la conferma del numero di telefono usato per i contatti.
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