Cronaca
10 Febbraio 2022
Assolto l'ex direttore del Servizio personale di Cona, a processo i medici Ferrari e Guardigli

Pressioni per rinunciare al posto in Cardiologia: un’assoluzione e due rinvii a giudizio

di Daniele Oppo | 2 min

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Un’assoluzione e due rinvii a giudizio. Si chiude così l’udienza preliminare per il processo sulle presunte pressioni ai danni di due medici per non accettare i posti in Cardiologia al Sant’Anna per i quali si stavano scorrendo le graduatorie.

L’assoluzione “per non aver commesso il fatto” è arrivata per Umberto Giavaresco, ex direttore del Servizio personale dell’ospedale di Cona, che aveva scelto di essere giudicato con il rito abbreviato davanti al gup Vartan Giacomelli. “Sono felice per lui, non meritava il processo”, afferma a margine dell’udienza il suo legale, l’avvocato Riccardo Venturi.

Rinvio a giudizio invece per Roberto Ferrari, cardiologo di fama internazionale e all’epoca dei fatti primario al Sant’Anna e Gabriele Guardigli, che ha preso il suo posto a Cardiologia, entrambi difesi dall’avvocato Marco Linguerri che commenta: “Aspettiamo con serenità e fiducia nella giustizia il processo”. L’udienza è fissata per il 6 di aprile: entrambi sono accusati di tentata concussione.

L’indagine è nata dalla denuncia di Chiara Carrescia (assistita dall’avvocato Fabio Anselmo) e Luca Pellegrino, i medici che avrebbero ricevuto un ‘invito’ a rinunciare al posto di cardiologo a Cona, nel 2016, quando si liberarono proprio due posti e si andò a scorrimento della graduatoria formata nel 2010.

“Per noi – commenta Anselmo – fondamentalmente è un provvedimento positivo visto che la formula dell’assoluzione riconosce l’esistenza del fatto, non commesso da Giavaresco, e rinvia gli altri due imputati a giudizio proprio per quel fatto”.

Il ‘fatto’ si basa – semplificando – sull’esistenza di una conversazione registrata da Carrescia che vede coinvolti Ferrari e Guardigli e che per la procura sarebbe la prova della tentata concussione. La difesa dei due ha sempre sostenuto che in realtà i dirigenti di allora stessero cercando la figura più idonea per le esigenze del reparto: il discrimine era il possesso di una specializzazione in elettrofisiologia (che serve, ad esempio, per gli impianti di pacemaker), se i candidati la avevano, nessun problema, se no avrebbero rischiato di non superare il periodo di prova.

 

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