Attualità
2 Febbraio 2022
Una conferenza, un libro e un docufilm in memoria di una donna vittima della Shoah: così è stata ricordata al Dipartimento di Giurisprudenza la professorezza di Margherita Hack

Enrica Calabresi, scienziata ferrarese perseguitata e dimenticata

di Redazione | 5 min

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di Lucia Bianchini

Una conferenza, un libro e un docufilm in memoria della scienziata ferrarese Enrica Calabresi, vittima della Shoah. A raccontare la sua storia, martedì 1 febbraio al dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara, alla conferenza dal titolo ‘Enrica Calabresi storia di una scienziata perseguitata e dimenticata’ sono stati Paolo Ciampi, giornalista e scrittore, autore del libro ‘Un nome’ e Ornella Grassi, regista del docufilm ‘Una donna, poco più di un nome’, che è stato proiettato nel corso della conferenza.

Hanno introdotto l’incontro Evelina Lamma, prorettrice, Serena Forlati direttrice del dipartimento di giurisprudenza e i docenti Baldassarre Pastore e Paolo Veronese. L’evento è realizzato in collaborazione con il Museo dell’Ebraismo italiano e della Shoah e con l’Istituto di storia contemporanea.

“È un piacere – esordisce Lamma in rappresentanza della rettrice Laura Ramaciotti – partecipare a questo evento di commemorazione di una scienziata di origine ferrarese, perseguitata, a cui dobbiamo memoria. In questi giorni sono state tante le occasioni per ricordare, e penso che i giorni della memoria dovrebbero essere almeno uno al mese, perché non si ripeta più quanto è accaduto e perché dobbiamo fare ammenda di molti passaggi storici”.

“Con questa iniziativa prosegue una tradizione – sottolinea Pastore – Il tema di quest’anno vuole affrontare l’approccio microstorico, che pone attenzione alla vita delle persone, nella loro concretezza e individualità: storia e indagine di ciò che è successo, storia e racconto, che configura il senso di ciò che è accaduto. La storia mantiene viva la memoria, e memoria della Shoah trae forza dal ricordo delle persone, un modo fondamentale di resistenza all’oblio di un passato sempre più lontano”.

“Questa storia – spiega Ciampi – è nata dalla curiosità di alcune scienziate della Specola di Firenze che erano alle prese con una collezione entomologica particolare, con insetti che sotto i nomi riportavano una bella e minuta calligrafia femminile. Si sono chieste quindi cosa ci facesse una donna ricercatrice in una facoltà scientifica a inizio ‘900? Da questa domanda le due scienziate si sono messe a cercare per il mondo questo cognome, cercando di mettere insieme i vari tasselli del mosaico, ed è uscita la storia di questa scienziata perseguitata e dimenticata”.

Enrica Calabresi nacque a Ferrara da Vito Calabresi e Ida Fano, in una famiglia appartenente alla colta e benestante borghesia ebraica ferrarese. Dopo la maturità conseguita al liceo classico Ariosto studiò prima a Ferrara, per poi scegliere di dedicarsi allo studio delle scienze naturali trasferendosi all’Università di Firenze. Nel 1914, ancora prima di laurearsi, divenne assistente di Angelo Senna presso il Gabinetto di zoologia e anatomia comparata dei vertebrati. Nel 1924 le venne conferito il diploma di abilitazione alla docenza in zoologia e nel 1926 ricevette l’incarico di assistente all’Università di Firenze. Nel 1932 lasciò l’incarico formalmente per motivi di salute, ma in realtà sarebbe stata indotta a questa rinuncia perché il posto venisse assegnato ad un altro docente. Il 14 dicembre 1938, in seguito alle Leggi razziali fasciste, fu dichiarata decaduta dall’abilitazione alla libera docenza di Zoologia perché “appartenente alla razza ebraica”.

Mi voglio soffermare sulla parola perseguitata – prosegue Ciampi -: mi sembra che su Enrica Calabresi si concentrino tutti i drammi del Novecento, dal film di Ornella Grassi si vede che i drammi della sua vita sono stati molti, e ripetuti, quella della locandina è l’unica foto in cui sorride. Una parte importante del film è legata alla perdita del fidanzato nel corso della Grande Guerra, un giovanissimo scienziato, Giovanni Battista de Gasperi. Negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale Enrica Calabresi ha cercato il senso della sua esistenza nel suo essere scienziata, docente, persona che voleva trasmettere qualcosa con l’insegnamento”.

“Il termine perseguitata – spiega lo scrittore – torna di nuovo in maniera importante per il fatto che non sia stata cacciata solo con le leggi razziali, ma anche prima, per dare il posto ad un docente molto vicino alle alte gerarchie fasciste, cacciata quindi come persona non iscritta al partito fascista, non legata al regime, e anche come donna”.

Con le leggi razziali Enrica Calabresi, riuscita ad entrare all’università, venne quindi definitivamente allontanata dall’insegnamento, e iniziò ad insegnare nella scuola ebraica di Firenze, dove i ragazzi ebrei cacciati dalle scuole pubbliche venivano preparati per gli esami finali, a cui si potevano presentare come privatisti, e gli allievi di questa scuola ebbero ottimi risultati. Dopo l’8 settembre 1943 Enrica Calabresi lasciò Gallo Bolognese, dove viveva la famiglia, per tornare a Firenze e da lì non riuscì più a fuggire. Arrestata nel gennaio 1944 e portata a Santa Veridiana, sapendo di essere in procinto di essere deportata ad Auschwitz, si suicidò avvelenandosi.

La sua storia è stata raccontata dal nipote Francesco, che conserva ancora le lettere che scrisse al fidanzato de Gasperi, e di cui la regista Ornella Grassi ha sottolineato la grande delicatezza nel voler preservare l’intimità della zia non volendo pubblicare le lettere.

“Penso ad Enrica – conclude Ciampi – come una persona per me viva, che posso interrogare e ascoltare. Penso a lei e a Margherita Hack, persona importante nel recupero della storia di Enrica calabresi, che era stata la sua professoressa al liceo e una figura essenziale nella sua vita. All’uscita del libro chiamai alcuni dei suoi allievi della scuola ebraica di Firenze, che dopo la guerra erano andati in Palestina. Ricordo ancora con un brivido quando li invitai in Italia dicendo loro che avevo scritto un libro sulla loro professoressa, e loro, anziani e non molto in salute, non esitarono un attimo a venire per un mese a raccontare la storia della loro insegnante”.

“Troverete in questo film – spiega Ornella Grassi – una ricerca durata molto a lungo. Da regista e attrice credo che l’importante per arrivare ai giovani sia farli partecipare attivamente, così si riesce a scalfire l’indifferenza che c’è in ogni persona. Spero con questo film di aver dato emozioni”.

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