Portomaggiore
29 Gennaio 2022
L'ex primo cittadino di Portomaggiore sentito nel processo dove è imputato per omicidio e disastro colposi

Incendio al poligono, Minarelli: “Non serviva l’autorizzazione del sindaco”

di Daniele Oppo | 2 min

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rellPortomaggiore. “Ritenevo e ritengo che non dovesse intervenire il sindaco, le competenze in materia di armi sono in capo a Prefettura e Questura”. A parlare è Nicola Minarelli, ex primo cittadino di Portomaggiore, a processo per omicidio e disastro colposi per l’incendio al poligono in cui, il 10 gennaio 2016, persero la vita Paolo Masieri, Lorenzo Chiccoli e Maurizio Neri.

Minarelli – che è assistito dall’avvocato Fabio Anselmo e dai colleghi Carlotta Gaiani e Bernardo Gentile – ha ribadito quella che è stata da sempre la propria posizione: di quel poligono, prima del maggio/giugno 2015 non sapeva nulla e, una volta venuto a conoscenza della sua esistenza, aveva immediatamente chiesto ai carabinieri se fosse tutto in regola, ricevendo risposta affermativa come attestato da un fax confluito poi nel protocollo della Polizia locale.

Se per la procura aveva invece un dovere di attivarsi in quanto autorità locale di pubblica sicurezza, Minarelli ha ribadito che dai propri uffici tecnici – e non solo – non è mai emerso il dubbio che fosse necessario un provvedimento autorizzativo da parte del sindaco con relativa istruttoria.

In ogni caso, se ci fosse stato questo dovere, di fatto l’ex sindaco si ‘autodenunciò’ rivolgendosi ai carabinieri e mostrando di non sapere nulla di nulla di quel luogo e di quella attività. Ma mai nulla, prima della tragedia, gli venne chiesto, anzi tutto sembrava in regola e noto a tutti.

“La prime domande che ho fatto al telefono al maresciallo sono state se era a conoscenza della situazione e se era tutto in regola, mi ha risposto di sì, che era tutto a posto”, dice Minarelli al giudice Giulia Caucci. “Non c’è mai stato nessun dubbio avanzato da nessuno dei soggetti con cui mi sono interfacciato, tutti erano a conoscenza e nessuno ha avanzato il minimo dubbio”. Di più, secondo quanto riferito dall’ex sindaco, “ci sono state interlocuzioni nelle settimane successive tra caserma (dei carabinieri, ndr), prefettura e questura e tra loro e i gestori”.

La norma che per l’accusa invece imporrebbe al Comune un atto autorizzativo, per Minarelli – ma non è il solo in questo processo ad aver espresso tale interpretazione – riguarda solo i singoli eventi in cui è previsto l’uso di fuochi, come le sagre paesane ad esempio. L’autorizzazione è invece necessaria in caso di uso continuativo di armi e di un’associazione dotata di regolamento, cosa che allora non era.

Inoltre, dice Minarelli rispondendo a una domanda del suo avvocato, “non mi sono mai state rappresentate problematiche in ordine a questa associazione (Asd Portomaggiore, ndr)”.

Si torna in aula l’8 aprile per sentire altri testimoni.

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