Comacchio. “Se non mi fossi tuffato, la signora sarebbe morta sicuramente“. È ancora incredulo Alessandro Micai, il medico ferrarese di 36 anni, che lo scorso 6 gennaio ha salvato la vita alla 76enne finita con la sua Skoda Octavia nel canale Lombardo, tuffandosi nelle acque gelide nel disperato tentativo di estrarla viva.
Un’esperienza “tutt’ora traumatica” la definisce lui, mentre riavvolgendo il nastro cerca di ripercorrere per filo e per segno gli istanti di quella mattinata, iniziata come ogni giorno con il turno da medico coordinatore dell’Usca di Comacchio, che da mesi è in prima fila nella lotta al Covid-19.
“Era già una giornata abbastanza intesa – racconta – e stavo tornando in ospedale a Comacchio a bordo della mia auto, quando ho visto una vettura più avanti di me di circa 200 metri prima sbandare e poi finire nel canale“.
A Micai gli si gela il sangue: “Mi sono subito fermato e insieme a me c’erano anche altri automobilisti. Eravamo tutti fermi sotto shock, immobilizzati. Non si capiva bene chi ci fosse dentro l’auto, e nemmeno quante persone fossero. Chiamiamo i soccorsi e decidiamo di aspettare perché inizialmente ci era sembrato che il veicolo stesse galleggiando“.
Così però non era: “Purtroppo mi sono subito accorto che la realtà era ben diversa, il finestrino dal lato del passeggero stava imbarcando acqua e il mezzo piano piano stava sprofondando. Decido così di immergermi subito, e passo dopo passo, calpestando un’enorme quantità di fango e melma, riesco a raggiungere l’auto con l’acqua alla gola. Per fortuna il canale non era profondissimo, saranno stati circa due metri”.
“Provo subito ad aprire la portiera – prosegue – ma mi accorgo che si era bloccata, imbarcandosi probabilmente per via dell’acqua. Così chiedo aiuto alle persone a riva, che mi passano il pezzo di un palo che stava alla base di un cartellone della segnaletica stradale che la signora, uscendo di strada, aveva frantumato in mille detriti. E con quello sono riuscito a sfondare il finestrino“.

Alessandro Micai
Micai incalza: “L’abitacolo era completamente pieno d’acqua e alla cieca comincio a rovistare con tutte le mie forze, muovendo tutto quello che mi passava tra le mani. Ad un certo punto sento qualcosa simile a un giubbino gonfio d’acqua e subito dopo quella che è la schiena di una persona. La donna era a faccia in giù. La afferro, riesco a girarla e mi accorgo che era semi incosciente, ma che ancora respirava“.
“Vado per estrarla – aggiunge – ma, da dentro, l’auto non si apriva. E non mi era possibile tirarla fuori nemmeno dal finestrino. Poi improvvisamente sono riuscito a liberarla e a portarla a riva. Non so come sia successo, non lo so. La prima cosa che ho fatto è stato chiederle se con lei ci fossero altre persone, e con le poche forze che aveva mi ha fatto cenno di no. Sono scoppiato a piangere”.
Oggi, Micai porta ancora i segni di quel salvataggio eroico, ma senz’ombra di dubbio ne è valsa la pena: “Ho ancora i tagli alle mani per il freddo che c’era, ma so che la signora sta bene e che tra l’altro è un ex infermiera di Comacchio soprannominata ‘Nuvola’. Me l’ha detto uno dei due colleghi che mi sono venuti a prendere poco dopo l’incidente, riportandomi in ospedale per proseguire il turno, dopo aver fatto una doccia calda”.
E dire che poteva andare diversamente: “Se avessimo aspettato l’arrivo dei soccorsi, oggi racconteremmo un’altra storia. Bastavano altri due minuti in più e la signora se ne sarebbe andata. Bisogna ringraziare il mio istinto, che mi ha fatto agire senza pensare più di tanto. Potevo esserci io lì e mi son detto che bisognava quanto meno provare a fare qualcosa. Non si poteva stare immobili a guardare una donna destinata a morte certa”.
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