Naomo, scatta l’ora X
Nicola Lodi detto Naomo da oggi può tornare a occuparsi di politica. I 18 mesi di sospensione da ogni carica amministrativa dovuta alla legge Severino sono terminati
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Gli ha sferrato una testata mentre stavano aspettando il loro turno, facendolo finire al pronto soccorso. È quanto accaduto nel pomeriggio di venerdì 19 giugno alla farmacia comunale di corso Porta Mare
Procura di Ferrara e difesa hanno raggiunto l'accordo per il patteggiamento a tre anni di carcere per l'uomo ferrarese di 44 anni, accusato di omicidio stradale aggravato e lesioni personali aggravate dopo lo scontro frontale tra auto in cui morì la 46enne Anna Lisa Chiossi
Dopo l'allarme lanciato ai Carabinieri e giorni di ricerche, è rientrata autonomamente nella propria abitazione venerdì 19 giugno
I Cpr come "sinonimo di disumanità e morte dei diritti". Di questo si è parlato martedì 17 giugno, durante la seconda serata della sedicesima edizione degli Emergency Days che si è aperta con un incontro pubblico che volge lo sguardo alle mille ombre dei cosiddetti Cpr
Per la procura avrebbe aiutato la banda dei Vikings a compiere l’agguato di via Olimpia Morata ai danni di Stephen Oboh, esponente del clan rivale Eye e avrebbe poi cercato di sviare le indagini, raccontando il falso ai poliziotti.
È per questo che Silvia Ebhomienle, 42 anni, nigeriana, detta “Mama Oufury” è finita a processo.
Per l’accusa – sostenuta in giudizio dalla pm Isabella Cavallari, che già aveva seguito indagine e processo sull’agguato con il machete da cui ha preso il via l’indagine sulla mafia nigeriana a Ferrara – la donna avrebbe chiamato uno dei componenti del comando, Anthony Lucky Odianose, detto “Ubeba”, per dirgli che Oboh sarebbe andato da lei per prendere da mangiare.
Ieri, davanti al giudice Andrea Migliorelli, è stato sentito un testimone, che altri non è che proprio “Ubeba”, che ha un po’ ritrattato quanto aveva detto in precedenza agli inquirenti: non fu la donna a rivelargli la posizione di Oboh e la ha scagionata da qualsiasi sua partecipazione all’agguato. “Avevo raccontato un’altra cosa perché ero arrabbiato con lei, quella che ho detto oggi è la verità”.
Secondo il testimone, che è in carcere, quel giorno si era recato anche lui a casa di ‘Mama Oufury’ con lo stesso motivo per cui ci era andato effettivamente anche la vittima dell’agguato: mangiare. Ha poi raccontato di aver saputo che Oboh vi era stato solo perché fu lui a raccontarlo a processo.
Ha detto che una chiamata ci fu, effettivamente, tra lui e l’imputata: “Mama mi ha chiamato dopo l’aggressione per chiedermi cosa fosse successo”.
I poliziotti che hanno indagato hanno invece confermato il percorso investigativo che li ha portati a ipotizzare un ruolo della donna nei fatti di via Olimpia Morata.
Si ritorna in aula il 15 febbraio per la disucssione.
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