Portomaggiore
2 Ottobre 2021
Nel processo a carico del sindaco Minarelli sentiti i consulenti della procura: “Il Comando dei vigili del fuoco non è mai venuto a conoscenza della sua esistenza”

Incendio al poligono. “Non rispettava i requisiti minimi, mai nessuna segnalazione”

di Daniele Oppo | 3 min

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Il poligono di Portomaggiore, quello in cui il 10 gennaio del 2016 morirono Paolo Masieri, Lorenzo Chiccoli e Maurizio Neri in uno spaventoso rogo, non era regolare e non aveva mai ricevuto alcuna autorizzazione né con tutta probabilità l’avrebbe mai ricevuta se avesse subito dei controlli.

Il problema principale, spiegato venerdì mattina nel processo che vede imputato il sindaco Nicola Minarelli per omicidio e disastro colposo dai consulenti della procura Danilo Coppe e Cristiano Cusin, è che nessuno ha mai fatto quei controlli, né sono mai stati richiesti.

Cusin, che era a capo del Comando provinciale dei vigili del fuoco al tempo, ha spiegato che a Ferrara non è mai giunta alcuna segnalazione sulla presenza del poligono di Portomaggiore: “Mai il Comando è venuto a conoscenza dell’esistenza del poligono, non è mai arrivata una segnalazione”.

Un cortocircuito che ha impedito di verificare le condizioni della struttura, in cui vi erano delle notevoli mancanze in materia di sicurezza, elencate dai consulenti. Tra queste: non c’era nessuna autorizzazione, mancava un efficiente impianto di areazione (e infatti la concentrazione di polveri nell’aria è stata un fattore determinante), un parapalle (ferma proiettili) adeguato.

Ma chi avrebbe dovuto avviare la procedura di controllo? Qui risiede il reale nodo. Per i poligoni privati, da quel che sembra potersi evincere dalle dichiarazioni dei consulenti, non vi è una normativa chiara, né obblighi in senso stretto ma si procede per analogia con il tirassegno nazionale e con i poligono militari.

“I controlli – ha detto Cusin – di solito vengono fatti su richiesta del sindaco, ma non è obbligatorio”. “Di solito nei Comuni chiedono tutto perché i sindaci non vogliono responsabilità”, ha anche aggiunto il consulente. Quando accade si attiva un’apposita commissione tecnica di valutazione e prevenzione del rischio incendi, che per il poligono non si è mai riunita perché mai interessata alla vicenda.

Il Comando non ricevette mai neppure alcuna annotazione su una lettera inviata, tra gli altri, anche alla questura, proprio in merito alla sicurezza del poligono che, in ogni caso, come ribadito da Cusin “non rispettava i requisiti minimi”.

Nonostante alcune schermaglie in aula tra pm Ombretta Volta e difesa di Minarelli (in udienza c’erano gli avvocati Carlotta Gaiani ed Bernardo Gentile), l’esito dell’escussione dei consulenti sembra aver soddisfatto l’avvocato Fabio Anselmo: “Siamo molto soddisfatti – dichiara -. Sta emergendo sempre più l’assoluta innocenza del sindaco Minarelli, un vaso di terracotta in mezzo ai vasi di ferro. È importante la valutazione fatta dall’ingegner Cusin – afferma l’avvocato, che pure a giugno lo aveva ricusato -. Se è vero, come è vero, che Minarelli è innocente, è altrettanto vero che lo Stato è colpevole e né lui né le vittime possono essere lasciate con il cerino in mano. Lo Stato non può nascondersi dietro la burocrazia per sottrarsi a un obbligo risarcitorio che avrebbe dovuto soddisfare già tempo. Non è certo in questo processo – chiude Anselmo – che si otterrà giustizia per i morti del poligono”.

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