Cronaca
20 Maggio 2021

Nel processo per violenze in carcere emergono i veleni nella Polizia penitenziaria

di Daniele Oppo | 3 min

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“In 32 anni e la prima volta che vengo accusato di istagare un detenuto a fare casino per andare via da Ferrara. Abbiamo fatto sempre tutto per mantenere la calma”. “Ho sempre fatto questo lavoro nel rispetto delle regole, mai fatto distinzioni tra detenuti, non sono io il giudice, non ho problemi con i detenuti nordafricani”.

È quanto ha detto davanti ai giudici del collegio, rispondendo alle domande della pm Isabella Cavallari,  Roberto Tronca, ispettore della Polizia penitenziaria a processo, insieme al sovrintendente Geremia Casullo, con l’accusa di tentata violenza privata, abuso di autorità contro detenuti, con l’aggravante dell’odio razziale, fino all’istigazione e al concorso morale in danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.

In sostanza, secondo l’ipotesi accusatoria, nel 2017 avrebbero tentato con la forza e la violenza di farsi degli informatori interni al carcere e, in alcuni casi, avrebbero consigliato ai detenuti di danneggiare le celle o di compiere atti di autolesionismo per poter ottenere un trasferimento.

Il procedimento partì da un particolare episodio d’agitazione in carcere messo in atto da alcuni detenuti nel giugno 2017, tra i quali c’era Medhi Mejri, oggi irreperibile perché espulso dall’Italia a fine pena, che si cucì la bocca in segno di protesta perché non lavorava più e anche per i maltrattamenti subiti in passato. Gesto che, da quanto emerso, non pare essere stato un episodio isolato nel carcere di Ferrara.

Tutte le accuse sono state respinte e, per Tronca, il procedimento sarebbe il frutto avvelenato dei rapporti molto tesi tra lui – che è anche sindacalista del Sappe – e la comandante del corpo, Annalisa Gadaleta e il direttore del carcere Paolo Malato, derivato inizialmente da un’intervista a Barbara D’Urso sul ‘detenuto’ Igor Vaclavic (Norbert Feher) concessa al tempo in cui era ancora ricercato, cosa che gli costò un procedimento disciplinare e anche penale (archiviato) e poi un trasferimento di mansione (che lo vide però vincitore davanti al giudice del lavoro, con tanto di condanna del direttore a risarcire il sindacato).

Davanti agli esposti che lo vedevano coinvolto per diversi fatti, ha spiegato Tronca ai giudici, “ho recriminato che Gadaleta faceva delle omissioni nei miei riguardi”. Omissioni che sarebbero corrisposte nel mandare tutto direttamente in procura, anziché svolgere un’attività preliminare di riscontro delle accuse dei detenuti, come il controllo delle telecamere o il raccogliere informazioni dai colleghi o dagli altri detenuti. “Mai avuto un problema con altri direttori e comandanti”, ha rimarcato Tronca, “per lei (la comandante Gadaleta, ndr) eravamo troppo duri, ma facevamo solo rispettare le regole”.

Dopo l’ispettore, anche il sovrintendente Casullo (che è attualmente imputato in un altro processo per tortura) si è sottoposto all’esame e ha respinto le accuse, sostenendo però di non aver mai avuto problemi con la comandante e il direttore del carcere.

Prima di loro è stato il turno proprio di Malato, che ha ripercorso cosa avvenne in quel mese di giugno del 2017 e cosa apprese sia dai detenuti che dalle relazioni informative a carico dei due imputati.

E ancora prima è stato sentito un detenuto, Jbeli Atemi, in carcere per aver ucciso un connazionale, che invece ha ribadito le accuse di violenza, soprattutto nei confronti di Tronca, sostenendo che fosse solito picchiare i carcerati, specialmente i tunisini, nell’infermeria e di agire con una “squadra” composta da Casullo e da altri agenti non meglio identificati. Il testimone ha affermato di non aver mai subito violenza diretta, adducendo come motivazione anche il fatto di appartenere a una famiglia importante e di potere in Tunisia, “ma io sono l’unica mela marcia”. Jbeli, che ha ammesso di essere un carcerato difficile – “non sono un detenuto modello” –  ha più volte chiesto che, dopo la testimonianza contro un uomo della Penitenziaria, gli venga garantita l’incolumità futura.

Nella prossima udienza dovrebbe concludersi la fase istruttoria del processo, con gli ultimi due testimoni della difesa, sostenuta dall’avvocato Denis Lovison.

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