Cronaca
29 Gennaio 2021
Un ispettore e un sovrintendente devono rispondere davanti ai giudici di gravi imputazioni. L'avvocato Lovison della difesa: “Fiduciosi che verranno accertati i fatti e riabilitata la loro figura e professione”

Percosse e odio razziale in carcere: a processo due agenti della Penitenziaria

di Daniele Oppo | 2 min

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In un primo momento si è pensato a un infortunio sul lavoro, ipotesi che al momento resta la più plausibile, anche se gli accertamenti sono ancora in corso. L’idea di una possibile aggressione è emersa solo successivamente nel corso delle indagini, complicate soprattutto dalle difficoltà di comunicazione con le persone presenti sul posto

Sono accuse gravissime quelle che pendono sulle teste di Roberto Tronca e Geremia Casullo, ispettore e sovrintendente di Polizia penitenziaria. Accuse che vanno dalla tentata violenza privata all’abuso di autorità contro detenuti nel carcere di Ferrara, con l’aggravante dell’odio razziale, fino all’istigazione e al concorso morale in danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.

In tutto sei capi d’imputazione – Tronca per tutti, Casullo solo per due – per i quali i due poliziotti della Penitenziaria, difesi entrambi dall’avvocato Denis Lovison, sono chiamati a rispondere davanti al tribunale in composizione collegiale.

Entrambi gli imputati hanno già avuto a che fare con la giustizia: Tronca ha da poco subito una condanna in abbreviato a un anno per tentata violenza privata nei confronti di un detenuto, mentre Casullo è attualmente tra gli imputati nel processo per tortura.

Nel caso in questione, tra fine 2016 e il giugno del 2017, entrambi avrebbero concorso nell’usare violenza e minacciare un detenuto straniero, sottoponendolo a percosse ripetute (abuso di autorità), con l’aggravante dell’odio razziale, il tutto (almeno per quanto riguarda Tronca) per ottenere informazioni su altri detenuti.

Al solo Tronca sono poi contestati altre violenze specifiche, che risalgono nel tempo fino al 2014 e poi nel giugno del 2017. I reati contestati sono ancora l’abuso di autorità con l’applicazione di misure di rigore non consentite (ovvero percosse ripetute) e poi istigazione a danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale e concorso morale in danneggiamento aggravato e in resistenza a pubblico ufficiale. Secondo la procura avrebbe, in sostanza, istigato alcuni detenuti a mettere in atto a loro volta comportamenti violenti – in un caso anche a minacciare di morte i colleghi della Penitenziaria impegnati una traduzione verso il carcere di Bologna – in modo che venissero trasferiti in un altro carcere.

Ieri, giovedì 28 gennaio, si è aperto il processo con l’udienza filtro. Il 24 marzo inizierà l’attività istruttoria: verranno sentiti i primi testimoni chiamati dal pubblico ministero Isabella Cavallari.

“Iniziamo il processo e siamo fiduciosi che venga fatta giustizia, vengano accertati per bene i fatti in modo che i miei clienti vengano riabilitatati nella loro figura e professione”, commenta l’avvocato Lovison contattato telefonicamente.

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