Grattacielo. Gli sfollati cercano casa. “Porte chiuse agli stranieri”
A poche settimane dalla scadenza dell'accoglienza temporanea al San Bartolo, resta aperta la questione abitativa per una parte degli sfollati del Grattacielo
A poche settimane dalla scadenza dell'accoglienza temporanea al San Bartolo, resta aperta la questione abitativa per una parte degli sfollati del Grattacielo
Si chiamava Hamrouni Hassen, il 30enne di nazionalità tunisina morto dopo il tragico incidente stradale avvenuto nella serata di sabato 20 giugno - intorno alle 21.20 - lungo via Copparo
Ra'ed Dawoud resta in carcere a Ferrara. Il Tribunale del Riesame di Genova ha infatti confermato con una nuova ordinanza la misura della custodia cautelare nei confronti del palestinese detenuto nella casa circondariale dell'Arginone
Tragico incidente stradale nella serata di sabato 20 giugno a Ferrara. Intorno alle 21.20, in via Copparo, poco oltre il Centro Spal, due automobili si sono scontrate e una persona ha perso la vita
Paura ma fortunatamente nessuna grave conseguenza nella tarda mattinata di domenica 21 giugno lungo la Strada Adriatica, in località Ripapersico, dove un'autovettura è uscita di strada finendo ribaltata
Era probabilmente la basista di quello che sarebbe dovuto essere solo un furto in abitazione, che invece si è trasformato ben presto in rapina e infine in uno dei più efferati omicidi avvenuti a Ferrara, quello di Pier Luigi Tartari ad Aguscello.
Ruzena Sivakova – “mamma Rosy” – madre di Patrik Ruszo, uno degli autori materiali dell’omicidio, già condannato in via definitiva all’ergastolo, verrà giudicata in abbreviato per ricettazione (da lei venne trovato un televisore rubato dalla ‘banda Pajdek’ in una casa di cura privata) e falsa testimonianza, proprio nel processo per l’omicidio Tartari.
Il pm Ciro Alberto Savino (che l’aveva indagata anche per l’ipotesi di favoreggiamento) ha intanto chiesto pene severissime: 6 anni di reclusione per la falsa testimonianza e 2 per la ricettazione, entrambe da ridurre di un terzo per via del rito scelto. La difesa – avvocato Patrizia Micai – ha invece chiesto l’assoluzione per entrambi i reati, contestando che alla radice che ‘mama Rosy’ abbia dichiarato il falso: “Si è impappinata, non ha detto il falso e non l’hanno messa a confronto con nessuno. Ha cercato di giustificare il senso delle telefonate. Un conto è non crederci, un conto avere prove per la falsa testimonianza”.
A processo, Sivakova aveva fatto affermazioni non veritiere su alcuni momenti della rapina – dicendo di non aver visto nulla – sia sul coinvolgimento del figlio in essa. In udienza, sentita come testimone perché faceva la badante in una abitazione vicina a quella di Tartari, aveva detto “non sentito nulla, nulla di nulla”, affermando che la siepe divisoria le avesse impedito la vista. Un fatto che secondo la procura non era vero, anche perché in contraddizione con quanto da lei stessa raccontato a un’altra testimone – alla quale disse di aver sentito il povero Tartari urlare “lasciatemi in pace, cosa volete da me?” e al suo compagno, a cui raccontò di aver sentito il pensionato gridare “non ho niente” dall’interno dell’abitazione. A Ivan Pajdek – che affermò di essere stato perfino visto da ‘mamma Rosy’ mentre andava e veniva da casa Tartari – chiese addirittura conto sia dell’esisto della rapina sia del perché aveva sentito tutto quel trambusto.
Con lei avrebbe dovuto essere processata anche ‘zia Agata’, ovvero la cugina Agata Farkasova, ma è irreperibile e la sua posizione è stata stralciata.
Il gup Vartan Giacomelli ha rinviato l’udienza all’8 febbraio per eventuali repliche delle parti. Per quella data è prevista anche la sentenza.
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