Cronaca
2 Dicembre 2020
Il curatore chiede di congelare beni per 10 milioni di euro, le difese degli ex amministratori si oppongono

Crac Capa Ferrara. Il giudice si riserva sul sequestro conservativo

di Daniele Oppo | 1 min

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In più occasioni era andato sotto casa di lei, suonando ininterrottamente il campanello e pretendendo, dietro la promessa di spaccare tutto o di divulgare video intimi fatti insieme, che lei scendesse. Altre volte l'aveva minacciata di morte per messaggio. Tutto perché lei aveva scelto di interrompere la relazione affettiva che la legava a lui e lui non lo aveva accettato

(archivio)

Ci vorranno probabilmente diversi giorni prima che il giudice del Tribunale delle imprese di Bologna sciolga la riserva sulla richiesta di sequestro conservativo dei beni degli ex amministratori di Capa Ferrara, la coop agricola fallita nel 2016 lasciando un buco di circa 30 milioni di euro.

Nella giornata di martedì si è tenuta l’udienza davanti alla quarta sezione del Tribunale civile di Bologna, presieduta dal giudice Silvia Romagnoli.

A presentare la richiesta di sequestro conservativo – per un totale di circa 10 milioni di euro – è stato il curatore fallimentare Antonio Agresta, con lo scopo di far congelare i beni in attesa che venga definita l’azione di responsabilità

Le difese degli ex amministratori (31 in tutto tra dirigenti, consiglieri e revisori) hanno depositato molte carte e memorie per contrastare la richiesta. “È una richiesta infondata alla quale ci siamo sempre opposti”, sintetizza l’avvocato Giuliano Onorati, che rappresenta una grossa fetta di amministratori.

A luglio la procura estense aveva chiuso le indagini sugli aspetti penali della vicenda a carico di ex vertici, sindaci e membri del Consiglio di amministrazione, indagati a vario titolo per bancarotta fraudolenta per dissipazione e per false comunicazioni sociali.

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