
L’immagine di copertina del gruppo I Pinguini estensi
Accogliere la richiesta di archiviazione, disporre un supplemento d’indagine o ordinare l’imputazione coatta. Il gip Carlo Negri per il momento si è riservato la decisione sul procedimento a carico di otto amministratori e moderatori della pagina Facebook dei Pinguini Estensi, nei cui confronti era stato aperto un fascicolo per diffamazione ai danni di Fabio Anselmo e per i quali la procura di Ferrara ha chiesto l’archiviazione.
Il pm Isabella Cavallari aveva già chiesto una prima volta l’archiviazione a giugno, poi erano state disposte indagini suppletive, all’esito delle quali il magistrato ha reiterato la prima richiesta a settembre. Martedì mattina (1° dicembre) le parti hanno discusso la loro posizione davanti al giudice proprio in merito all’opposizione all’archiviazione presentata da Anselmo, difeso dall’avvocato Alessandra Pisa, che chiesto l’imputazione coatta o che almeno venga disposto un ulteriore supplemento d’indagine per valutare l’ipotesi di istigazione alla diffamazione. “Siamo stanchi di persone che lanciano il sasso e nascondo la mano – afferma al termine dell’udienza -. L’invito alla moderazione è la prova provata che le offese sono state viste e lasciate”.
Per l’avvocato Denis Lovison – che difende tutti gli indagati (gli amministratori Sergio Traccchi, Paolo Pennini, Arianna Pocaterra, Paola Romani, Alberto Ferretti, Raffaella Breveglieri e i moderatori Stefano Mezzetti e Stefano Giglioli) – è giusta l’archiviazione: “Il controllo c’è stato – spiega ai taccuini -, ma non può arrivare alla totale censura, a moderare tutti i commenti. Si può fare con i post, ma se si fa con i commenti diventa impossibile. All’adesione al gruppo si chiedeva anche di aderire a un regolamento da rispettare. E in ogni caso la posizione di amministratori e moderatori non è quella, ad esempio, del direttore di un giornale, non hanno una posizione di garanzia.
Quello davanti al gip è però solo un pezzo del procedimento. Una parte era infatti stata già stralciata e andrà avanti: quella che riguarda proprio due appartenenti al gruppo i cui commenti pesantemente offensivi e diffamatori su Anselmo – definito “il numero uno dei delinquenti, mangiasoldi a tradimento, una z***a di uomo, non ha mai difeso un innocente, anzi li ha fatti condannare” – hanno dato origine alla querela (e all’indagine), non l’unica arrivata sul tavolo della Procura.
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