di Cecilia Gallotta
‘Finché social non ci separi’. Un titolo che arriva dritto alla quotidianità della nostra epoca, nonché al Teatro Nuovo di Ferrara questo sabato sera, con uno spettacolo che ospita l’inseparabile coppia, di palco e di vita, Angelo Pisani e Katia Follesa. A svelarci qualche curiosità sull’attualissimo spettacolo nella città estense è proprio il celebre comico milanese, che molti ricorderanno davanti alle telecamere di Zelig assieme a Marco Silvestri nel duo Pari e Dispari.
È la seconda volta che calcate il palco del Teatro Nuovo. Avete qualche altro legame con la città di Ferrara?
Ho lavorato tante volte a Ferrara come Pari e Dispari, e con Katia è la seconda volta, sì. Ma non è solo il lavoro che ci ha portati qui, perché abbiamo persone a noi care che abitano proprio a Ferrara, quindi la conosciamo bene anche dal punto di vista affettivo. È una città bellissima e tornarci è sempre un piacere.
Quello dello spettacolo che inscenerete è un titolo decisamente d’impatto, che tira in ballo l’attualità del relazionarsi al giorno d’oggi. C’è qualche dietro le quinte che possiamo svelare agli spettatori a tal proposito?
Innanzitutto è uno spettacolo che parte proprio dalla relazione, dalle dinamiche di coppia, e in particolare dai difetti. Il fatto che al giorno d’oggi la gente stia sempre al cellulare, anche a teatro o in ambienti e situazioni in cui è meno consono, abbiamo cercato di farlo diventare un valore aggiunto, e di usarlo nello spettacolo. Infatti a un certo punto daremo un numero di telefono al pubblico, che potrà inviare degli sms con i difetti del proprio partner, e che leggeremo in forma anonima durante lo spettacolo. In questo modo il telefono diventa uno strumento di coinvolgimento dello spettatore, e non il viceversa.
A fianco avrai poi una ‘partner’ a tutti gli effetti: la chimica nella vita privata sale con voi anche sul palco? O cercate di separare le due cose?
La chimica sul palco è sicuramente figlia di quella che abbiamo nella vita. È poi ovvio che la si cerca di ‘adattare’ al palcoscenico, ma è impossibile dividere le due cose. Ci conosciamo talmente tanto nei modi di reagire, nei tempi, e nella predisposizione all’ascolto, che sicuramente questo aiuta. Come tanti, poi, cerchiamo di ‘portare il lavoro a casa’ il meno possibile, vivendo la vita privata il più intensamente possibile.
Che differenza c’è tra la comicità che portavi a Zelig e quella a teatro? C’è un pubblico più esigente? L’audience è diverso?
In realtà non si distanza molto. La comicità è la stessa, e di conseguenza anche il pubblico e l’audience. Sono ovviamente due registri diversi, perché in tv non si è live col pubblico, a teatro invece devi essere pronto alla reazione immediata e all’imprevisto. E di conseguenza, all’improvvisazione.
Ti è mai capitato? Come hai reagito?
Certamente, e devo dire che l’improvvisazione è una cosa che mi piace molto, non solo come escamotage per affrontare l’imprevisto, ma anche come strumento per non abituarsi troppo alle proprie cose, ritrovare il divertimento nel divertimento e tenere insomma la fiammella sempre accesa.
In una frase, qual è il messaggio che attraverso questo spettacolo arriva al pubblico?
Dirsi le cose in faccia è cosa buona e giusta.
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