Attualità
31 Dicembre 2019
Il Ciei: “Uso distorto della religione e dei simboli religiosi da parte ci certe classi dirigenti”

Messa in orario scolastico. Gli insegnanti evangelici con l’Uaar

di Redazione | 2 min

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Anche il Comitato insegnanti evangelici in Italia (Ciei) si unisce alle parole di protesta dell’Uaar (Unione atei e agnostici razionalisti)  per la celebrazione di una messa in orario scolastico in occasione del Natale all’Istituto Perlasca.

“Non è un caso che episodi analoghi si segnalino in tutto il territorio nazionale – scrivono gli evangelici -. Da Roma a Ferrara, la parola d’ordine è la stessa: presiedere la sfera pubblica, cominciando dalla scuola. Nello stesso giorno, il 20 dicembre, il Papa in visita a un liceo di Roma e a Ferrara la messa in orario scolastico riaffermano la volontà clericale non tanto di essere presente, ma di occupare il posto d’onore, soprattutto mediatico. Stupisce anche il richiamo all’autonomia scolastica invocata dall’assessore all’Istruzione Kusiak, come se non fosse al corrente che l’autonomia si esercita nel rispetto delle norme costituzionali e della legalità”.

“È grave e antigiuridico che le pratiche religiose e gli atti di culto abbiano luogo e svolgimento in orario scolastico – scrive il comitato -. La facoltà di parteciparvi o meno non elimina il fatto obiettivo del turbamento dell’attività scolastica, consistente nella soppressione dell’ora di ordinario insegnamento e nella previsione, in luogo di essa, della effettuazione di una attività affatto estranea alle finalità della scuola statale”.

“Detto questo – concludono gli insegnanti evangelici -, vogliamo inoltre denunciare l’uso strumentale e distorto che certe classi dirigenti stanno facendo della religione e dei simboli religiosi, che si vorrebbero imporre sulle teste degli alunni ed esporre sui muri delle scuole statali, offendendo in questo modo la coscienza (libera) di quanti, come i sottoscritti, hanno una vera fede cristiana e di quanti, in base alla stessa libertà, hanno facoltà di non aderire ad alcuna confessione”.

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