Lettere al Direttore
7 Settembre 2019

Sanità. Due meno due fa zero. Uno meno uno fa zero

di Redazione | 3 min

Due meno due fa zero. Uno meno uno fa zero.  Come si fa a negare l’azzeramento. Se c’è stato un errore o una inopportunità, pazienza, chiariamo ed aspettiamo i fatti che smentiscano e riparino. Punto e a capo

La mia segnalazione non era finalizzata a gettare discredito sul nostro sistema sanitario provinciale bensì a rendere edotti i miei concittadini su una situazione di degrado che va recuperata correggendo le scelte di fondo che l’hanno generata.  E per questo coinvolgere la politica. Livello locale sindaci e regionale. Questo anche a seguito dei recenti ricambi amministrativi. Pensare di dare risposta nel nostro ambito provinciale alla domanda sanitaria con i 700 posti letto dello stabilimento ospedaliero di Cona è follia. Delittuosamente folle considerando che con la chiusura e l’accorpamento del Pellegrino a Cona si è ridotta ulteriormente la ricettività di Cona stessa.

L’integrazione teoricamente giusta coi punti della rete provinciale non può ridursi in pratica allo svuotamento ed al pompaggio delle risorse economiche e professionali dalla rete territoriale provinciale all’azienda ospedaliera. Così come non può essere che il direttore dell’azienda ospedaliera decida solo e su tutto. In evidente conflitto professionale. Il fenomeno delle dimissioni difficili e la mobilità passiva sono assieme ad altri tanti esempi dimostrazione di questa grossa sofferenza. Non a caso il distretto che produce più mobilità passiva è quello del territorio di Ferrara. I cittadini non sanno che il risvolto economico è che la mobilità passiva (costo) fa carico al bilancio Asl e che invece gli introiti di quella attiva vanno a favore del bilancio di Cona. Danno e beffa. Perché cosi si riduce la disponibilità del bilancio dell’azienda territoriale.

Poi un’altra cosa che disturba e’ l’ostinazione con cui mal si sopporta l’efficienza e la qualità dei punti della rete periferica. Se l’ortopedia territoriale funziona bene dà fastidio a chi come e perché? Oltre che lamentarci della mancanza di disponibilità di ortopedici ci siamo chiesti perché quelli che avevamo, ed erano anche molto bravi, sono andati via? Proviamo a rileggere la denuncia del dr. Massini quando ha lasciato Ferrara!

Storie vecchie. Un medico che inizia la sua attività professionale sceglie valutando le opportunità di formazione e di sviluppo lavorativo; chi è il primario chi saranno i suoi colleghi, quale è il clima aziendale, la sicurezza del rischio professionale e poi tante altre cose. Con una immagine così conflittuale pensate che sia facile trovare professionisti attraverso bandi per incarichi? Ma è stata elaborata la programmazione delle due aziende sanitarie attraverso quelle conclamate cabine di regia (comma 1 art,6 !) …e le decisioni già prese dal Ctss. Ed i dipartimenti interaziendali hanno applicato quelle indicazioni? O dobbiamo assistere al pari e dispari di chi è la colpa! Colpa che è sempre dell’azienda territoriale e conseguentemente del territorio provinciale. Ecco perché la gente si inquieta ed i professionisti abbandonano e le strutture decadono…

Ribadisco il concetto: finché il quadro normativo è quello attuale (e lo sarà a lungo) si deve tornare al ruolo istituzionale assegnato alle due aziende sanitarie. Quello di produzione di prestazioni consone al livello di azienda ospedaliera universitaria e quello formativo (corso di laurea in medicina, scuole di specializzazione, professioni sanitarie) un po’ di ricerca ed innovazione. Quello di gestione dell’attività sanitaria territoriale e della prevenzione, della gestione autonoma della rete degli ospedali di distretto (cioè l’autoproduzione della rete ospedaliera periferica) all’Asl. Che deve gestire la committenza cioè l’equilibrio fra le varie possibilità di acquisizione dei servizi necessari per la popolazione del proprio territorio.

Giuseppe Balicchi

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