Gent.mo Direttore,
mi inserisco nelle lettere di commento alla vicenda Diamanti e dintorni. Senza fare pretattica anticipo subito che ho condiviso l’intervento censorio del Ministero perché l’imposizione dell’ala posticcia nel quarto lato del Palazzo dei Diamanti non ha alcun senso. Ho sentito anzi letto le varie “campane”, molte di amici che rispetto, ma assolutamente stonate: nessuno è perfetto, o meglio “nessuno siam perfetti, ciascuno abbiamo i suoi difetti” (si diceva una volta in campagna).
A bocce ferme, si possono fare alcune considerazioni. L’accostamento antico/nuovo è rischiosissimo, poche volte non crea crisi di rigetto e questo è il nostro caso. Vorrei prescindere dai pareri non disinteressati, quali quelli delle categorie commercianti, albergatori, vari Sgarbi, ecc.; quest’ultimo è vero che è intervenuto prima che si parlasse di una sua aspirazione al “sindacato” (non fraintendetemi, non parlo di una associazione di lavoratori…) ma niente ci garantisce che, prima di autocandidarsi, poi di autosmentirsi, poi di autobarcamenarsi, non ci pensasse come, del resto, aveva già fatto in passato e come fa periodicamente in giro per i Comuni d’Italia, senza limiti di latitudine.
Dato il personaggio, è difficile pensare che sposi una tesi senza un retropensiero utilitaristico, la cronaca (non la storia che lui nemmeno la sfiora) ce lo dimostra. Quello che è peggio è che quando casualmente cavalca una causa giusta, rischia di inquinarla e, infatti, pur avendo avuto (una volta tanto) l’onesta intellettuale di riconoscere ad Italia Nostra la primogenitura della reazione allo scempio che si stava commettendo a Ferrara, ha provocato nell’opinione pubblica una sorta di referendum pro e contro la sua tesi. C’è cascata anche la presidente nazionale di Italia Nostra.
Io stesso, nel difendere nel mio piccolo campo d’azione, la tesi dello scempio, ho sentito il forte imbarazzo di essere dalla sua parte.
Ma vediamo di trarre delle costruttive conclusioni da questa triste, anche se finita (spero) bene, vicenda sfatando alcune bufale che sono girate in queste settimane per sostenere il progetto della “quarta ala”.
Tutti o quasi d’accordo che il Palazzo dei Diamanti è un po’ “stretto” per lo sviluppo delle mostre che Ferrara Arte si prefigge, vediamo se e come si può risolvere. Perché non perseguire il risanamento del famoso “quadrivio degli angeli”, a cominciare dal Palazzo Prosperi Sacrati. E’ un palazzo dei più belli della città, sta andando in malora ed è anche già previsto il finanziamento della sua ristrutturazione; vediamo di passare dalle parole ai fatti.
Qualcuno ha sussurrato che sarebbe troppo angusto: in base a quali studi? Nessuno de lo ha spiegato. Siamo sicuri che sia troppo angusto rispetto alla metà del Palazzo dei Diamanti, posto che l’altra metà è adibita a pinacoteca? I soldi ci sono e probabilmente si può recuperare una parte della somma risparmiata evitando di realizzare l’acquario che si voleva erigere quale quarto lato dei Diamanti; le vie dei bilanci pubblici e delle sovvenzioni europee sono infinite, soprattutto per una città patrimonio dell’Umanità.
Il Comune si sarebbe esposto a risarcire i danni ai progettisti: altra bufala, il concorso per un progetto di opera pubblica viene finanziato preventivamente senza che si possano creare aspettative giuridicamente rilevanti nei progettisti aggiudicatari, se non quella di essere pagati per il progetto. Certo, si sono buttati via i soldi del progetto, ma gli errori si pagano; certo non si deve risarcire la mancata realizzazione dell’opera progettata.
Completamente fuori tema sono le proteste corporative della categoria degli architetti, incentrate sul pregio tecnico del progetto; non mi pronuncio, sarà anche vero ma lo si voleva collocare nel posto sbagliato. Si vogliono confondere le acque rifacendosi alla vecchia questione dei restauri conservativi oppure integrativi. Ma nel nostro caso non si tratta di restaurare qualcosa di deteriorato dal tempo o dall’uso; si sarebbe voluto completare un “non finito”, ma è poi vero, caro Andrea Veronese, e come lo avrebbero voluto finire gli architetti del tempo? certo non per farci transitare dei turisti o consentire loro di soddisfare i propri bisogni fisiologici o riposare le stanche membra.
Con una certa dose di superficialità, poi, molti richiamano la piramide del Louvre. Ma ci sono mai stati, l’hanno mai vista, almeno in fotografia? E’ facile, basta andare su Google. Usiamo il criterio. In primo luogo, la superfetazione rischiata ai Diamanti e la piramide del Louvre sono due cose incomparabili. Il palazzo dei Diamanti è tutelato, va tutelato, come opera architettonica, non come museo; il Louvre ha valore come museo, non come architettura della sua sede. Ma poi, in secondo luogo, guardate le fotografie: il progetto ora esibito (a questo punto come relitto “storico”) in Comune, ditemi, l’invasività del progetto ferrarese vi sembra paragonabile a quella della piramide parigina in rapporto alle loro collocazioni? E, infine, siamo proprio sicuri che quello che fanno all’estero sia sempre meglio di quello che decidiamo di fare in Italia?
In conclusione, invece di piangere sul latte versato pensiamo che, al contrario, abbiamo evitato di rompere la bottiglia e cerchiamo di attivarci per risanare il famoso quadrivio, recuperando il magnifico Palazzo Prosperi Sacrati; Ferrara ha bisogno di recuperare i propri gioielli, non di rimaneggiare quelli che già ci sono e in buona salute.
Francesco Monaldi
P.S. Caro Sgarbi, non so se sia vero che vuoi “portare in Tribunale” sindaco e direttrice ma, lascia che te lo dica uno che in Tribunale ci va pressoché quotidianamente (anche se, per quanto leggo sui giornali, anche tu non scherzi quanto a frequentazione) e ricordati che è un posto in cui si sa (e non sempre) come si entra ma non si sa come si esce. Scusa se sono passato al confidenziale tu ma, visto come reagisci di solito alle critiche, mi aspetto una sfilza di contumelie e voglio agevolarti; con il tu vengono meglio.