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"Voglio sapere cosa deve ancora essere fatto, dove, con quali priorità e soprattutto entro quando. Questa è la differenza tra polemica e controllo politico»
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Foto dal profilo Facebook di “Non una di meno-Verona”
Non arriveranno le ancelle di The Handmaid’s Tale a manifestare come successo pochi giorni fa a Verona, ma anche Ferrara ha la sua mozione contro l’aborto. O meglio, “contro la mancata applicazione della legge sull’aborto”.
A proporre “iniziative per il sostegno alla maternità e alla prevenzione delle condizioni che portano all’aborto” è il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alessandro Balboni che ricalca il documento recentemente approvato nella città veneta.
Mentre la Lega chiede di finanziare associazioni cattoliche che mettono in campo iniziative contro l’aborto e di dichiarare Verona “città a favore della vita”, Fratelli d’Italia sollecita la giunta estense a “inserire nel prossimo assestamento di bilancio un congruo finanziamento ad associazioni e progetti attivi sul territorio comunale che operino nell’ambito dell’aiuto alle gravidanze difficili”.
Tra le richieste, anche quelle di “farsi promotori presso la Regione Emilia-Romagna di un progetto ad hoc che sia diretto all’aiuto delle donne in gravidanza che si trovano in stato di difficoltà” e di “proclamare Ferrara ‘città che tutela gli indifesi'”.
A parte questi piccoli accorgimenti, la mozione è un copia-incolla di quanto approvato a Verona che ha scandalizzato l’Italia intera, anche grazie alla protesta messa in atto dal movimento femminista “Non una di meno”, le cui attiviste hanno indossato i costumi da ancelle della celebre serie tv di genere distopico, ma a quanto pare neanche troppo.
Il documenta cita lo statuto comunale (che all’articolo 4 “promuove la tutela della vita umana, della persona e della famiglia nelle sue varie forme, la valorizzazione sociale della maternità e della paternità, assicurando sostegno alla corresponsabilità dei genitori nell’impegno di cura ed educazione dei figli”) e la legge 194/1978, di cui quest’anno ricorre il 40° anniversario della pubblicazione.
Un anniversario per cui Balboni, con le esatte parole già pronunciate dai leghisti veronesi, ritiene di “dover approfondire gli effetti sociali e culturali prodotti da questa legge, oltre a rilevare alcuni punti di mancata applicazione”.
“La 194 intendeva legalizzare l’aborto in casi particolari, come la violenza carnale, l’incesto, gravi malformazioni del nascituro ed altri, come di contrastare l’aborto clandestino – dichiara Balboni -; mentre ha condotto all’aumento del ricorso all’aborto quale strumento contraccettivo e non ha debellato l’aborto clandestino, tanto che durante un question time alla Camera nel 2017 l’allora ministro Lorenzin stimò tra i dodicimila e i quindicimila gli aborti clandestini per le donne italiane, a cui sono da aggiungere tra i tremila e i cinquemila casi ipotizzati tra le donne straniere”.
“Anche l’articolo 1 resta in larga parte disatteso – contesta il consigliere FdI -, purtroppo l’informazione sulle possibili alternative all’aborto non è sufficiente e le possibili soluzioni, quali l’adozione in anonimato, gli aiuti economici, l’assistenza psicologica e altre, rimangono inattuate, quando spesso potrebbero essere sufficienti a restituire a una donna in difficoltà la serenità necessaria per portare avanti la gravidanza”.
“La legge intendeva impedire il ricorso all’aborto dopo i primi novanta giorni, ‘tranne che nel caso di serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna’ (art.4); mentre tale limite è stato ampiamente scavalcato – prosegue Balboni -. Gli aborti legali effettuati dal 1978 ad oggi sono circa sei milioni mentre non sono state in nessun modo pubblicizzate le conseguenze sulla salute psichica e fisica della donna a seguito dell’aborto chirurgico e farmacologico”.
Non manca infine il riferimento alla “diffusione della pillola abortiva Ru 486” che “rende più difficile un approccio di reale e concreto aiuto per la donna incinta, lasciandola sola in un momento particolarmente critico”. Che a quanto pare si sentirebbe “meno sola” in una “città che tutela gli indifesi” come Balboni vorrebbe ribattezzare Ferrara, non potendo essere “a favore della vita”, titolo già assegnato a Verona.
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