Cronaca
6 Ottobre 2017
Due donne nigeriane alla sbarra, erano state arrestate dalla squadra mobile di Ferrara lo scorso febbraio

Minori avviate alla prostituzione, stregoni e riti vodoo. Parte il processo a Ferrara

di Daniele Oppo | 2 min

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È iniziato con l’udienza filtro di giovedì mattina, davanti al tribunale collegiale, il processo per prostituzione minorile, induzione e sfruttamento della prostituzione a carico di due donne nigeriane, arrestate dalla squadra mobile di Ferrara lo scorso febbraio.

Secondo gli investigatori le due donne – Becky David e Chinyere Okoro, rispettivamente di 28 e 33 anni, entrambe detenute a Bologna e difese dall’avvocato Simona Maggiolini – facevano parte di una ramificata organizzazione criminale che reclutava le donne in Nigeria, le accompagnava fino ad una località predefinita e da lì le imbarcava alla volta dell’Italia promettendo una sistemazione lavorativa, grazie alla quale avrebbero ripagato il costo del viaggio.

Arrivate nel nostro Paese scoprivano che il lavoro sicuro in realtà non esisteva e che per ripagare il loro debito avrebbero dovuto vendersi per le strade. Le ragazze venivano quindi costrette a “vendere il loro corpo” per poter saldare il debito contratto con l’organizzazione. Il contratto era stato sancito attraverso un rito voodoo, con il quale le ragazze si impegnavano a restituire l’equivalente di 30mila euro. Oltre che sul voodoo, per obbligare le ragazze, gli aguzzini facevano leva anche su eventuali ritorsioni a cui sarebbero stati esposti i loro familiari rimasti in Nigeria. L’organizzazione si serviva, infine, di alcune donne per il controllo su strada delle ragazze.

L’attività investigativa aveva preso il via durante il maggio del 2016, quando Grace, nome di fantasia di una delle ragazze schiavizzate dagli sfruttatori, aveva deciso di affrancarsi dalla vita di strada e di raccontare tutto agli uomini della polizia di Stato. Grazie alla sua collaborazione gli investigatori della Mobile di Ferrara hanno ricostruito l’odissea delle ragazze soggiogate dall’organizzazione.

Le due imputate vivevano in un appartamento di via Cattaneo insieme ad alcune ragazze costrette a prostituirsi. Il giorno dell’intervento Becky era in treno verso la Puglia ed è stata fermata a Pescara, mentre in casa c’era la Okoro che si era ritagliata un’ampia stanza con tutti i comfort, compreso un televisore da 40 pollici, soldi, e tanti telefoni cellulari; mentre le altre ragazze (quattro quelle presenti al momento dell’intervento) sfruttate vivevano in piccoli tuguri dove non mancavano quantità elevate di preservativi.

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