Un’estate da 1,5 miliardi: il caldo mette in ginocchio l’agricoltura
Secondo le stime di Cia-Agricoltori Italiani l'ondata di calore che sta colpendo l'Italia rischia di infliggere al settore primario un danno superiore a 1,5 miliardi di euro
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E’ una piccola storia che fa poco rumore nell’ecatombe commerciale. Perché il detto “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce” è vero solo se si tratta di un grande albero e non di una piccola pianta che pure ha messo profonde radici nel tessuto commerciale della città estense. Stiamo parlando del Mei, il negozio di materiali elettrici industriali che a fine anno cesserà la propria attività in via Piangipane 84.
Una ditta quasi storica creata nel 1962 da Silvano Boscoli che nel 1993 l’ha tramandata al figlio Michele. Due generazioni unite per 55 anni nella vendita di materiale elettrico civile e industriale come lampadine, interruttori, prese, lampade, piccoli elettrodomestici, torce, plafoniere, cavi elettrici…
Una lunga storia fatta di sforzi e sacrifici per tenere aperta l’attività di famiglia. Almeno fino al prossimo novembre, quanto il negozio chiuderà ufficialmente i battenti per via della migrazione delle attività industriali locali, dell’apertura di tanti megastore, della liberalizzazione dei mercati e degli orari e del continuo aumento degli adempimenti fiscali.
“E’ un dispiacere conservare l’azienda per il proprio figlio, pensando di poterlo fare arrivare alla pensione con la tua attività, per poi vedere vanificati i propri sforzi” commenta con amarezza Boscoli senior, appoggiando la mano sulla spalla del figlio Michele che a 50 anni si trova nella difficile condizione di trovare un nuovo lavoro.
“Ho aperto il negozio nel ’62 all’incrocio tra via Ripagrande e Boccacanale di Santo Stefano – ricorda Silvano -. Siamo rimasti in quella sede fino al 2013 poi ci siamo trasferiti nella vicina Piangipane per un fattore economico perché là pagavamo il doppio di affitto rispetto ad adesso”. Il canone dimezzato non è bastato a salvare l’azienda che ha iniziato a riscontrare i primi problemi all’inizio degli anni ’90.
“Trent’anni fa andavo a Bologna a comprare il materiale da distribuire alle altre attività industriali – riprende il racconto Michele – che mano a mano per problemi economici si sono trasferite all’estero o, per un taglio di costi, facevano a meno della mia funzione da intermediario. Gli affari andavano comunque abbastanza bene: avevamo tre dipendenti e stavamo aprendo un secondo punto vendita di oltre 300 mq nella zona ex Tre Stelle. Ma la zona artigianale non è cresciuta economicamente come ci si aspettava e siamo stati costretti a vendere il capannone prima dell’inaugurazione, rimettendoci i costi della ristrutturazione”.
Il danno si è aggravato con l’esplosione dei megastore e la liberalizzazione dei mercati che “ha permesso a tutti, dai minimarket cinesi ai supermercati, di vendere materiale elettrico”. La conseguenza? “Piano piano le piccole attività sono destinate a chiudere – commenta la famiglia Boscoli – a causa della concorrenza dei maxistore. Il Comune di Ferrara per aprire il Bricoman ha cambiato la viabilità di via Bologna e uccide le piccole aziende commerciali”.
Un’inevitabile ecatombe, appunto. Ora l’ultimo problema è quello di svuotare il magazzino dalla merce invenduta. “Dopo la rottamazione da 10mila euro nel 2013 e 2016, ci stiamo preparando a un’altra rottamazione per ricavare quel 22% di Iva che dovremmo pagare sul materiale invenduto – spiegano i Boscoli -. Poi cercheremo di vendere le rimanenze tramite la pubblicità su Facebook e la distribuzione di volantini pubblicitari per l’imminente chiusura”.
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