Spettacoli
1 Luglio 2016
Ferrara sotto le Stelle fa sold out. Tanti giovani travolti dall'energia del doppio live

I Cani e Cosmo, una tempesta elettrica si abbatte sul Castello

di Elisa Fornasini | 3 min

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(foto di Alessandro Castaldi)

“Via, è ora di andare via. Iniziano a guardarci male, eppure mi sento da Dio. E se c’è un limite lo posso spostare, più in là… Bevo la notte, grido più forte, rido di te”. “L’ultima festa” del Cosmo è quella che “non finirà mai” con I Cani.

Come a Ferrara sotto le Stelle. Come quel giovedì in cui una tempesta elettrica si è abbattuta sul cortile del Castello Estense. Come questo doppio concerto che ha registrato il sold out e che ha fatto saltare i giovani a suon di musica indecifrabile, in bilico tra indie ed elettronica, tra alternative rock e synth pop.

L’energia scorre tra le quattro mura del monumento rinascimentale. È palpabile, la si sente fluire nelle vene. Perfino il cielo si è messo a lampeggiare, senza per fortuna bagnare una notte già fortunata. Una serata da Cosmo e da Cani, protagonisti del terzo appuntamento del festival musicale giunto al giro di boa.

A scaldare l’atmosfera, già afosa di suo, ci pensa Cosmo, pseudonimo di Marco Jacopo Bianchi, meglio conosciuto in veste di leader dei Drink To Me. Il cantante torinese, classe 1982, ha riproposto in chiave live le sonorità molto elettroniche del suo nuovo album, che non a caso si chiama “L’ultima festa” dopo il primo “Disordine” del 2013.

Un lavoro discografico caratterizzato dalla sperimentazione, necessaria per far convivere testi spiccatamente pop con una base che invece attinge a piene mani dall’universo della musica da club. Un linguaggio nuovo che, come tutte le cose originali, o si ama o si odia. Non ci sono vie di mezzo come non ci sono più le mezze stagioni.

I giovani spettatori, dopo aver scaldato la voce, sono pronti a cantare a squarciagola le canzoni de I Cani, la band-non band capitanata da Niccolò Contessa, che sale sul palco alle 22.20 in punto. I testi sono freschi, talmente orecchiabili che al secondo ritornello è impossibile non averli già imparati a memoria.

Un elettrocardiogramma sullo sfondo accompagna le prime note di Questo nostro grande amore, il brano che dà il via a una sorprendente scaletta nonché all’ultimo disco “Aurora” che ha decretato la maturità artistica del musicista romano, dopo l’uscita del “Sorprendente album d’esordio de I Cani” e di “Glamour”.

A fine pezzo le magliette sono già appiccicaticce. E diventano fradice con Protobodhisattva, Wes Anderson, Hipsteria, Non c’è niente di twee. C’è tempo di asciugarsi con le più lente e romantiche Le coppie, Una cosa stupida, ovviamente Aurora e l’incantevole Il posto più freddo, forse la più bella dell’intero cd.

La conclusione è affidata, manco a dirlo, alle ultime tracce Non finirà e finirà, e alle più vecchie Corso Trieste, Perdona e dimentica, Velleità e Lexotan. Una chiusura quasi Post punk, insomma, perché “vedi Niccolò, la gente non è il mestiere che fa o i vestiti che porta, le scarpe che mette, la roba che ha, e per questo non mi riconosco in questa società; per me contano i dischi, i bagni nel mare, l’umanità”.

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