Copparo
24 Febbraio 2016
L'Accademia spiega come far entrare la parola nel vocabolario. Gli diamo una mano con l'hashtag #petaloso

Il piccolo Matteo inventa la parola “petaloso” e la Crusca risponde

di Redazione | 2 min

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12744010_10208816871809850_8320847534852801675_nCopparo. “Petaloso”. Mai sentita questa parola? Molto probabilmente no, a meno che non vi chiamiate Matteo, oppure non siate un suo compagno di classe o la sua maestra.

Il giovane alunno delle scuole primarie di Copparo ha affrontato con ingegno un compito sugli aggettivi assegnato dalla maestra Margherita Aurora, scrivendo che un fiore era, appunto, “petaloso”. La maestra, intrigata, ha allora deciso di inviare il nuovo lemma all’Accademia della Crusca per una valutazione, e la Crusca ha risposto.

“Caro Matteo – scrive Maria Cristina Torchia, della redazione Consulenza linguistica – la parola che hai inventato è una parola ben formata e potrebbe essere usata in italiano come sono usate parole formate nello stesso modo”. Gli esempi: peloso (pelo + oso) o coraggioso (coraggio + oso). “La tua parola è bella e chiara”, continua la Crusca  che spiega come fa una parola ad entrare nel vocabolario. “Bisogna che la parola nuova non sia conosciuta e usata solo da chi l’ha inventata, ma che la usino tante persone e tante persone la capiscano. Se riuscirai a diffondere la tua parola fra tante persone e tante persone in Italia cominceranno a scrivere e dire “Com’è petaloso questo fiore!” o, come suggerisci tu, “le margherite sono fiori petalosi, mentre i papaveri non sono molto petalosi”, ecco, allora petaloso sarà diventata una parola dell’italiano, perché gli italiani la conoscono e la usano”.

E non sarebbe neppure la prima volta, la Crusca stessa suggerisce la lettura del libro Drilla di Andrew Clemens: “Racconta proprio una storia come la tua, la storia di un bambino che inventa una parola e cerca di farla entrare nel vocabolario”.

E allora, per dargli una mano nell’impresa, lanciamo l’hashtag #petaloso.

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