Economia e Lavoro
24 Dicembre 2015
Il segretario Lodi: "Qui c'è chi è senza lavoro, sostegno e non arriva alla pensione, non si può far finta di nulla"

Presidio Fiom in prefettura per gli esodati ‘nascosti’

di Daniele Oppo | 3 min

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I volti giovani ci sono, ma sono in netta minoranza. Tra le decine di lavoratori che hanno deciso di passare qualche ora dell’umidissimo mattino di mercoledì davanti alla prefettura l’età media è piuttosto elevata. Ed è proprio questo il loro problema.

“Oggi finisce la mobilità dei lavoratori Oerlikon Graziano ed entro marzo quella per i dipendenti di Romagna Ruote e altre piccole e piccolissime aziende”, spiega Samuele Lodi, segretario generale della Fiom ferrarese. Il suo – parzialmente nascosto da un paio di occhiali da sole – è uno dei pochi volti che abbassano di un poco l’età media dei partecipanti al presidio. “Parliamo di ultra 50enni che non riescono più a trovare un’occupazione – prosegue Lodi – Nei tre anni di mobilità la maggior parte di loro non è riuscita a lavorare neppure per una settimana”.

Alcuni di loro passeranno il natale già privi di qualsiasi copertura, per altri l’appuntamento con limbo tra una vita di lavoro e una pensione che sembra un miraggio è solo rimandato. “Tecnicamente non sono neppure esodati: qui c’è gente che ha 36-38 anni di contributi e non riuscirà ad arrivare a 40”, rimarca il segretario Fiom. E l’effetto è quasi paradossale. Quella parola negativa – esodati – oggi appare perfino come una piccola luce. Per loro c’è almeno una definizione, ci sono battaglie in corso, promesse politiche. Poco per guardare con serenità al futuro, ma pur sempre qualcosa. Per chi era davanti alla prefettura oggi, la speranza deve essere nascosta da qualche parte, proprio come il sole di mercoledì, oscurato dalla nebbia e dal cielo grigio.

“I governi – attacca Lodi – hanno fatto delle riforme delle pensioni solo per fare cassa. È una decisione legittima, ma è ingiusta dal punto di vista sociale. Dal 2012 abbiamo il sistema pensionistico più rigido d’Europa e questo sta diventando un problema sociale: ci sono persone senza alcuna copertura”. Nel frattempo, “le aziende, a fronte della crisi, ristrutturano e licenziano”. La scelta, di solito, ricade sui più anziani, quelli più vicini alla pensione, ma non abbastanza. “Penso che un paese civile non possa far finta di nulla davanti a questa situazione”. La prima proposta è allora quella di “ripristinare una flessibilità vera” nel sistema pensionistico, “senza penalizzazioni”.

Ecco il perché del presidio. Spronare il governo a trovare delle vie d’uscita. Ma l’invito a fare qualcosa non è rivolto solo a chi muove i fili da Roma. Ci sono anche gli enti locali, chiamati in causa e chiamati ad agire: “Ci sono stati accordi istituzionali, presi con Regione, Provincia e Comuni, che non sono stati rispettati”, spiega Lodi che fa qualche esempio. “In diverse situazioni ci fu l’intervento delle amministrazioni locali, come con Romagna Ruote: il sindaco, senza farlo formalmente, si era fatto garante per un riassorbimento di una parte del personale in Bricoman, che stava aprendo. Noi sappiamo di una sola assunzione, anche se magari ce ne saranno state altre nel tempo”. Non solo. C’è anche il caso Vm di Cento. “Ci fu un accordo con Provincia, Regione e Comune per la rioccupazione, anche nell’ottica della crisi aziendale del territorio – racconta Lodi -. Poi nel 2014 è entrata Fiat che, non avendo firmato quell’accordo, legittimamente ha deciso di non rispettarlo. In questi anni ha fatto delle assunzioni, ma sono stati pochissimi quelli riassorbiti. Rimane un accordo non rispettato e la voce flebile degli enti locali. Noi – conclude il segretario Fiom – ci siamo e continueremo ad esserci, ma da soli non possiamo risolvere questi problemi”.

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