In attesa di conoscere le decisioni della procura in merito all’eventuale ricorso sulla sentenza Cona, che ha visto assolvere tutti i 12 imputati dalle accuse a vario titolo per truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio, non mancano le perplessità circa le motivazioni della sentenza del 13 aprile scorso, rese note pochi giorni fa dal tribunale di Ferrara. Motivazioni difficilmente contestabili sul piano tecnico, secondo le persone intervistate da Estense.com, ma che non chiariscono tutti i dubbi legati al maxi appalto affidato a Progeste, i cui costi lievitarono di 25 milioni di euro (dai 137 di partenza) soprattutto per via delle cinque perizie di variante richieste in corso d’opera. Così come quelli che riguardano la realizzazione vera e propria dell’edificio, oggetto anche di un recente sopralluogo del Movimento 5 Stelle all’interno del condotto sotterraneo dell’ospedale.
Ma se la decisione dei giudici – salvo eventuale ricorso della procura – non è opinabile, come si giustificano le perplessità? Fondamentalmente per due ragioni: da un lato per quello che alcuni giudicano un “eccesso di garantismo” nella giustizia italiana, dall’altro per via delle “responsabilità politiche” che non sempre comportano responsabilità giuridiche.

Francesco Rendine
A sollevare il primo argomento è l’ingegnere e capogruppo consigliare di Gol Francesco Rendine, noto anche per la sua attività di consulente tecnico della procura in processi che riguardano la cinematica di incidenti stradali o infortuni. Rendine premette che “i giudici, per condannare, hanno bisogno di certezze, ma purtroppo nella vita reale difficilmente si può assodare al 100% un fatto passato. Mi è capitato di svolgere perizie in processi su incidenti stradali, in cui mi veniva chiesto cosa sarebbe successo se il guidatore avesse rispettato il limite di velocità. Ma in casi del genere è impossibile dare una risposta certa, visto che anche quando si procede molto piano può capitare un impatto mortale. Se c’è anche solo una possibilità contraria all’accusa il giudice deve sempre assolvere, ma a volte queste ipotesi sono talmente remote che si raggiungono dei veri paradossi“.
Il discorso di Rendine riguarda in particolare la durabilità dell’ospedale di Cona, che secondo le imputazioni della procura sarebbe dimezzata rispetto agli standard di legge (100 anni). Un’ipotesi che non è stata dimostrata in dibattimento, anche se secondo Rendine “il castello accusatorio rappresentava lo scenario più probabile e verosimile, ma quando si parla di tenuta dei materiali si discute di probabilità e non di certezze“. Questo il motivo per cui Rendine parla di un “eccesso di garantismo in Italia”, affermando che “è il nostro sistema giudiziario a dover essere rivisto completamente, perchè molti indagati riescono a salvarsi dalle maglie della giustizia grazie a ipotesi decisamente improbabili. Ecco perchè alla fine contesto questa sentenza, così come ne contesto tutta una serie a livello nazionale”.

Raffaella Sensoli
A parlare di “responsabilità politiche” è la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Raffaella Sensoli, attenta a scindere il discorso giudiziario dalle dinamiche ‘di palazzo’: “Rispettiamo le decisioni della magistratura, perchè è giusto che ognuno faccia il proprio mestiere – premette la pentastellata -. Ma sicuramente da parte nostra ci saranno degli aspetti da chiarire, visto che un ospedale dove l’acqua viene raccolta da imbuti di plastica qualche perplessità la lascia“. Il riferimento è ovviamente alle condizioni delle ‘grotte di Cona‘ ispezionate insieme alla parlamentare Giulia Sarti. “Bisogna fare attenzione a non incrociare l’ambito politico a quello giudiziario, e a breve proporremo un’interrogazione regionale per verificare le responsabilità politiche rispetto alla situazione di Cona”.

Valentino Tavolazzi
Un aspetto su cui si concentra anche il fondatore di Progetto per Ferrara, Valentino Tavolazzi, secondo cui “c’è poco da dire riguardo alle motivazioni tecniche sul calcestruzzo, visto che l’Rck25, anche se meno resistente dell’Rck30, per legge può essere usato. Anche se occorrerebbe scollegare la semplice durabilità di questo materiale da quella di tutta la struttura visto che, a prescindere dal calcestruzzo, ci sono numerosi elementi come gli impianti o i cartongessi che possono ridurre la durata di vita di un edificio”.
Ma il punto vero, secondo Tavolazzi, riguarda l’approvazione delle cinque varianti in corso d’opera: “È la parte più grave, anche se gli interventi sono legittimi e non ci sono stati comportamenti illeciti. Ma dimostra la forte sottovalutazione del progetto iniziale, che ha portato a enormi costi aggiuntivi per i cittadini. Una sottovalutazione che nasce anche dall’approccio politico iniziale sull’opera in questione, perché è evidente che chi deve costruire un ospedale senza un progetto dettagliato si troverà di fronte alla necessità di costi e interventi successivi. Da qui anche la necessità di vendere un pezzo dell’edificio all’Inaiil per circa 65 milioni di euro, dove ora l’azienda sanitaria paga un affitto per la locazione“.