Condannato a tre anni per violenza sessuale nei confronti di un’amica del figlio. Si chiude così il quarto processo relativo alle ‘disavventure’ delle tre adolescenti che tra il 2011 e il 2013 fuggirono in almeno una decina di occasioni dalla comunità di accoglienza ferrarese dove erano ospitate, vagando per la provincia e facendosi ospitare nelle case di amici e conoscenti, coetanei o meno. Fughe che, come premesso, hanno dato origine a quattro diverse inchieste per violenze sessuali reali o presunte sulle ragazzine, conclusi con un’assoluzione per mancanza di prove (per un 22enne che aveva una relazione con una di loro) e due condanne per un 64enne comacchiese e un suo amico, un 60enne di origine egiziana, che secondo la procura avrebbero palpeggiato le ragazzine durante le notti trascorse sotto lo stesso tetto.
Processi simili a quello conclusosi ieri, che vedeva alla sbarra un 49enne ferrarese accusato di violenza sessuale su una delle giovani, amica di suo figlio, commessi durante le due notti in cui la ospitò in casa sua. Una vicenda drammatica non solo per i reati contestati dalla procura vista la difficile storia della ragazzina, all’epoca 16enne, che nell’autunno del 2013 era già scappata più di dieci volte dalla comunità e che si ritrovò per circa due settimane a vagare da una casa all’altra in cerca di rifugio. Fu in quel periodo che assieme a un’amica si presentò a casa del 49enne, C.P., che si offrì di ospitarle. E lì, secondo la procura, avvenne l’impensabile: non solo l’uomo offrì loro della marijuana da fumare, ma dormì assieme alla giovane e tentò un approccio di chiara natura sessuale, ma la ragazzina si ritrasse e andò a dormire con l’amica.
Qualche notte dopo, la scena si ripeté: la ragazzina tornò dal 49enne e si fece ospitare durante la notte, subendo ancora una serie proposte e avances che si conclusero nello stesso modo. Un racconto riferito in seguito dalla stessa adolescente ai carabinieri, che pochi giorni dopo la trovarono in mezzo a un gruppo di ragazzi nel Mc Donald’s di piazza Trento Trieste e la riaccompagnarono nella comunità. Inizialmente la ragazzina confidò agli assistenti sociali dei propri problemi all’interno della struttura e delle compagnie che frequentava, dove a suo dire aveva conosciuto ‘cattive compagnie’ e ragazzi con problemi di droga. Poi, qualche giorno più tardi, rivelò gli episodi di violenza sessuale vissuti durante la sua fuga.
Un dettaglio tutt’altro che secondario secondo i difensori dell’imputato, che nel corso del processo hanno sottolineato in più occasioni le contraddizioni e i 28 ‘non ricordo’ emersi durante l’interrogatorio della giovane, oltre alla strana dinamica che avrebbe portato la vittima di una violenza a tornare pochi giorni dopo nella stessa abitazione per chiedere ancora ospitalità. L’imputato, ascoltato dai giudici durante l’ultima udienza, ha affermato di aver sbagliato a non riaccompagnare la giovane nella comunità, ma ha negato con decisione qualunque tipo di approccio sessuale, così come di aver fornito droghe leggere alle amiche del figlio. A essere ritenuta più credibile è stata però la versione della ragazza, portata avanti dal pm Filippo Di Benedetto che ha richiesto una condanna di quattro anni e mezzo. I giudici hanno riconosciuto la lievità del fatto e le attenuanti richieste dalla difesa, abbassando la pena a tre anni.