Condannato per violenza sessuale su minore, per aver palpeggiato una ragazzina tredicenne in fuga dalla comunità dove viveva. È una vicenda di cui si era già parlato nel dicembre 2013 sulle colonne di Estense.com, relativamente alle disavventure delle tre “Christiane F di Ferrara” che nel febbraio del 2011 – così come in tante altre occasioni – fecero perdere per giorni le proprie tracce. Giorni in cui le tre minorenni (13 anni la più giovane, 16 la più grande) vagarono tra Ferrara e i lidi comacchiesi facendosi ospitare dalle persone che incontravano e offrendo favori sessuali in cambio di droga o per partecipare a feste private o in discoteca. E naturalmente, al loro ritorno, lo staff della comunità di recupero in cui vivevano e la procura di Ferrara hanno voluto vederci chiaro sui trascorsi delle giovani, aprendo indagini per le violenze sessuali che vedevano coinvolte le tre ragazzine.
Inchieste che nel corso degli ultimi mesi hanno già portato (in due processi distinti) all’assoluzione per assenza di prove di un 21enne (ignaro dell’età della 16enne con cui ebbe dei rapporti sessuali) e alla condanna in patteggiamento per un 64enne comacchiese. Ieri mattina si è concluso invece il terzo processo legato alle vicissitudini delle tre ragazzine, con la condanna a due anni (con pena sospesa per la condizionale) a carico di un 60enne di nazionalità egiziana, residente a Ravenna e amico del comacchiese che le ospitò durante la fuga ai lidi. La posizione dei due conoscenti era però molto diversa, come si può capire anche dallo stralcio dell’inchiesta in due diversi processi.
Le ragazzine infatti rimasero per tre giorni nell’abitazione dell’italiano durante i quali il padrone di casa si infilò nel loro letto e palpeggiò due di loro, fatto che poi gli valse la condanna in patteggiamento. L’amico egiziano fu presente invece solo in un’occasione, ovvero per lavare e tingere i capelli delle tre giovani nell’abitazione del comacchiese. Fu allora che, secondo la procura, allungò le mani verso la 13enne, l’unica ‘scampata’ alle molestie dell’amico.
Un fatto comprovato secondo il tribunale di Ferrara, che ha accolto la richiesta di condanna della pm Barbara Cavallo, ma che continua a sollevare le perplessità dell’avvocato Marina Tambini, che annuncia un futuro ricorso dopo la lettura delle motivazioni della sentenza. Perplessità che derivano in primo luogo dalla reticenza e dai vuoti di memoria delle tre ragazzine nel raccontare cosa accadde durante quei tre giorni ai lidi, visto che il palpeggiamento avvenuto in bagno da parte dell’egiziano venne fuori solo alla terza occasione in cui gli inquirenti ascoltarono la vittima, circa tre mesi dopo il fatto.
Ma a prescindere da come si concluderà il ricorso, l’unico dato certo è che il dramma delle tre ragazzine va ben al di là dei tre processi intercorsi fino a oggi. Le giovani infatti dopo i tre giorni in casa del 64enne comacchiese conobbero alcuni ragazzi del posto, con cui si intrattennero per altri giorni e con i quali ebbero rapporti sessuali e ricevettero droga. Nessuna in seguito si costituì parte civile per i processi nati dalla loro fuga e con il passare degli anni uscirono dalla comunità di recupero e, secondo indiscrezioni, due di loro vivrebbero ora all’estero, in un altro paese europeo, ma senza aver trovato stabilità e ancora più succubi delle sostanze stupefacenti.