Cronaca
26 Marzo 2015
Slitta a dicembre il processo a Roma che vede chiamato in causa il ministero. Il crac avvenne oltre 20 anni fa

Crac Patrimonium, altri 8 mesi di attesa per gli ex risparmiatori

di Ruggero Veronese | 2 min

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Il nuovo rinvio è avvenuto ieri, quando a causa dell’assenza di un giudice il processo a Roma è stato rinviato al prossimo dicembre. “Una tragedia”, racconta l’avvocato Emilio Esini che assiste 12 ex risparmiatori del gruppo Patrimonium, parlando dei beni che restano congelati in un fondo di tutela addirittura dal 1996. Il processo civile in corso infatti non prevede attività istruttorie come l’esame di testimoni o l’acquisizione di prove, ma semplicemente la discussione sulla documentazione già in mano al tribunale e la relativa sentenza. “Una causa che potrebbe essere risolta in un mese o poco più”, secondo Esini.

Ma dopo il nuovo rinvio almeno fino ai primi mesi del 2016 non si potrà parlare di sentenze, e gli ex risparmiatori si trovano nella paradossale situazione di dover restituire (come gran parte di loro ha già fatto) al Ministero dello Sviluppo Economico le provvisionali da 20mila euro incassate dopo la sentenza di condanna di Zaccagnini. In quell’occasione infatti il tribunale di Milano impose al ministero, giudicato responsabile civile per aver affidato l’incarico al liquidatore, il versamento delle provvisionali alle persone truffate da Zaccagnini. Ma la sentenza fu ribaltata nel 2013 dalla Cassazione secondo cui il Mise, non avendo un rapporto di lavoro diretto con l’ex liquidatore, non poteva essere ritenuto responsabile. E quindi le provvisionali faticosamente ottenute in giudizio dagli ex risparmiatori dovevano essere restituite alle casse ministeriali.

Si arriva così ai giorni nostri, con la causa civile intentata dai risparmiatori verso il ministero e il nuovo slittamento di quasi otto mesi del processo nel tribunale di Roma. E mentre si attende la sentenza, i risparmiatori possono solo osservare da lontano quel fondo di tutela in cui nel 1996 sono stati accantonati i beni che il tecnico ministeriale avrebbe dovuto liquidare ma che non arrivarono mai a destinazione. Ma per ora si tratta solo, almeno fino alla conclusione della causa, di un altro piccolo ‘tesoretto’ italiano che resterà fuori dalla portata di chi 22 anni fa si trovò vittima del crac.

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