Cronaca
18 Marzo 2015
Il capolavoro di Rosi mostra l’attualità delle collusioni tra il potere economico e quello politico

Politica e speculazione, una stretta di mano attuale

di Elisa Fornasini | 3 min

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OL’attualità del film “Le mani sulla città”, girato da Francesco Rosi nel 1963, è sconcertante. Il capolavoro del cinema italiano di impegno civile, che denuncia l’intreccio tra politica e speculazione edilizia nella Napoli degli anni Sessanta, spiazza lo spettatore anche 50 anni dopo, rendendo chiaro che le collusioni tra il potere economico e quello politico sono attuali più che mai. Il film profetico del maestro Rosi, scomparso lo scorso gennaio, è stato proiettato ieri sera al cinema Boldini nell’ambito delle iniziative dedicate alla giornata della memoria e dell’impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. La proiezione gratuita della versione restaurata del film che ha vinto il Leone d’oro al Festival del Cinema di Venezia nel 1963, è stata fortemente voluta dal Comune di Ferrara in collaborazione con il coordinamento Libera, per parlare delle infiltrazioni della criminalità organizzata sul nostro territorio, alla luce del caso Aemilia.

“L’inchiesta Aemilia non ci dice molto di nuovo – commenta Massimo Mezzetti, assessore regionale alla cultura e alle politiche per la legalità – perché presenta un quadro che molti denunciavano da anni e che tanti altri negavano. Eravamo già dotati di leggi per prevenire le infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna ma questo non è bastato, per questo abbiamo recentemente istituito la consulta regionale per la prevenzione del crimine organizzato e mafioso e per la promozione della cultura della legalità. Lo scopo delle misure regionali che verranno messe in campo – sottolinea Mezzetti – è quello di stringere al massimo le maglie contro l’infiltrazione mafiosa soprattutto nel campo dell’economia e in quello degli appalti pubblici. Respingo comunque la visione secondo cui l’Emilia Romagna sia ormai terra di mafia: la penetrazione mafiosa non ha corrotto le menti degli emiliano romagnoli e lo dimostra la grande partecipazione ai ‘Cento passi verso il 21 marzo’, giorno in cui a Bologna si terrà la ventesima giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.

“È un ventennale importante per Libera – ricorda Donato La Moscatella, referente di Libera a Ferrara – anche se non bastano le celebrazioni: la memoria deve diventare impegno e il ricordo si deve accompagnare con azioni concrete che tutti noi possiamo e dobbiamo intraprendere. Sono i cittadini onesti, infatti, l’antidoto alle infiltrazioni della criminalità organizzata: se non c’è domanda di legalità, non ci può essere nemmeno offerta di legalità”. Un discorso condiviso anche da Paolo Marcolini di Arci e dal vicesindaco Massimo Maisto, secondo cui “la proiezione del simbolo del cinema impegnato serve per tenere alti gli obiettivi dell’amministrazione, tra cui la promozione della cittadinanza responsabile e attiva”. Dopo aver sottolineato la vulnerabilità della città e della regione alle infiltrazioni mafiose, il vicesindaco invita i cittadini a proporre un luogo simbolico ferrarese che possa essere intitolato alle vittime delle mafie, come accadrà oggi, mercoledì 18 marzo, a Gualdo.

Tornando al film, la cui didascalia recita “I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce”, il lungometraggio in bianco e nero mostra la Napoli degli anni della ricostruzione come scacchiera del potere corrotto, in cui “l’oro te lo dà l’edilizia”. Una citazione di Edoardo Nottola, grande imprenditore immobiliare e consigliere comunale di destra, che rischia la caduta in disgrazia a causa del crollo di un palazzo provocato dai lavori della sua impresa. Nottola, però, sa molto bene come si compra e ci si vende tra i banchi della politica locale, e stringendo molte mani sporche viene nominato assessore all’edilizia. Un gioco di potere smascherato alla perfezione dal consigliere De Vita, la cui forte opposizione a questa scandalosa corruzione risulta ovviamente vana. “Le cose stanno cambiando” asserisce De Vita alla fine del film. Ecco, mezzo secolo più tardi possiamo dire che questa profezia di Rosi non si è avverata. Pace all’anima sua.

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