Cronaca
12 Marzo 2015
Continuano a tenere banco le inchieste sui presunti molestatori delle ragazzine che nel 2013 scapparono dalla comunità

Minorenne in fuga racconta ai giudici le molestie sessuali

di Ruggero Veronese | 2 min

trib2Continuano a tenere banco nel tribunale di Ferrara le vicende delle tre ragazzine scappate per due settimane, nel marzo 2013, dalla comunità di accoglienza ferrarese dove erano ospitate e ospitate durante i propri spostamenti lungo la provincia da conoscenti, amici e sconosciuti. Persone che, nel corso degli ultimi due anni, sono state protagoniste di almeno quattro distinti procedimenti penali, sospettate di abusi o violenze sessuali verso le tre minori.

Di questi processi tre sono già giunti alla conclusione e hanno portato alla condanna in patteggiamento per un 64enne e a quella in dibattimento per un 60enne (che palpeggiarono le ragazze mentre le ospitavano ai lidi estensi), oltre che all’assoluzione di un ragazzo di 20 anni che aveva un rapporto sentimentale con una delle giovani. L’ultima inchiesta vede invece alla sbarra un 49enne ferrarese, che secondo la procura tentò senza successo un approccio sessuale con una delle giovani, di 16 anni.

La ragazza si presentò il 3 marzo 2013 nella casa insieme a una delle altre ‘fuggitive’, amica del figlio dell’uomo. Le giovani si fecero ospitare nell’abitazione e dormirono nel letto del 49enne, che secondo la procura durante la notte allungò le mani cercando di palpeggiare la 16enne. Che rifiutò le avances e andò a dormire sul divano del salotto. Qualche giorno dopo la scena si ripeté, anche se la ragazzina in questo caso si presentò da sola. Dopo essere andata a letto si sarebbe ancora sentita toccare dall’uomo, e a quel punto uscì definitivamente dalla casa.

La giovane vagabonderà ancora per almeno una settimana tra Ferrara e Comacchio e verrà trovata solo il 13 marzo dai carabinieri, mentre si trovava all’interno del Mc Donald’s di piazza Trento Trieste insieme a una compagnia di coetanei. Fu solo dopo essersi confidata con i militari e con le assistenti sociali che formalizzò la sua denuncia, raccontando agli inquirenti quella versione dei fatti che ieri – pur con qualche vuoto di memoria – ha confermato in tribunale durante un’audizione a porte chiuse.

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