Cronaca
27 Marzo 2014
A processo un ferrarese che avrebbe cercato di abusare della 15enne scappata dalla comunità

Minorenne in fuga denuncia il tentato stupro

di Ruggero Veronese | 3 min

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admin-ajax (8)Scappa dalla comunità in cui è ospitata a Ferrara e trascorre una decina di giorni spostandosi da un’abitazione all’altra dei propri conoscenti. Fino a far ritorno alla casa famiglia per poi, pochi giorni dopo, denunciare ai carabinieri di aver subito una violenza sessuale durante la sua fuga. La storia è quella di una ragazzina di appena 16 anni, che un anno fa fu ritrovata dai carabinieri dopo che il personale della struttura in cui risiede ne denunciò la scomparsa. Era solo l’inizio dell’indagine che ha portato al rinvio a giudizio per P.C., 49 enne ferrarese accusato di aver offerto sostanze stupefacenti e di aver tentato una violenza sessuale nella notte in cui si trovò a ospitare la giovanissima fuggitiva.

La ragazzina, che dopo la denuncia di questi fatti è stata trasferita dai servizi sociali in un’altra provincia, scappa dalla casa famiglia il 3 marzo del 2013. I suoi tutori fanno subito partire le ricerche e indicano ai carabinieri tutti i possibili conoscenti da cui potrebbe essersi recata. Tra questi c’è anche P.C., noto per essere in contatto con una delle migliori amiche della giovane. Gli uomini dell’Arma si recano presso l’abitazione dell’uomo e trovano la ragazzina, che però fornisce false generalità per non farsi identificare. Quella notte – secondo quanto denuncerà in seguito – sarebbe avvenuto il tentativo di stupro, in seguito al quale la ragazzina scappò dall’abitazione.

Intanto i carabinieri continuano a cercarla per la città. La troveranno il 12 marzo, in mezzo a una compagnia di coetanei all’interno del Mc Donald’s di piazza Trento Trieste. La giovane cerca di fare qualche resistenza ma alla fine accetta di farsi riaccompagnare nella comunità. Al maresciallo che la interroga sull’accaduto spiega di non trovarsi bene a Ferrara, di voler cambiare città e di aver paura di entrare ‘nel giro’ di alcuni ragazzi dediti al consumo di stupefacenti. Due giorni dopo confesserà a una assistente sociale di aver subito una violenza sessuale e la donna contatterà i carabinieri per dare il via le indagini.

I dubbi della difesa, sostenuta dall’avvocato Gianluigi Pieraccini, riguardano in particolare  le tempistiche e le modalità della denuncia. Durante l’udienza compaiono infatti in aula tre ufficiali dell’Arma che ebbero a che fare in vari momenti con la ragazzina. Secondo quanto riferito dai carabinieri, durante la denuncia del 15 marzo la giovane era “abbastanza disinvolta, lucida e puntuale” nel raccontare i fatti, mentre quando poche settimane dopo (il 7 aprile) fu sentita in fase di indagine i carabinieri la descrivono come “intimorita e a disagio, sembrava che si vergognasse”. Le domande di Pieraccini hanno poi cercato di far luce sulle altre sere in cui la giovane fu ospitata da vari conoscenti, (uno dei quali, secondo il racconto della stessa protagonista, sarebbe anche un piccolo ‘pusher’), che tuttavia durante le indagini, concentrate sul presunto stupro da parte di P.C., non sono stati identificati.

Durante la testimonianza dei carabinieri emergono nuovi fatti ancora non acquisti dal tribunale, che hanno imposto uno stop al processo per permetterne la trascrizione nei fascicoli e l’acquisizione da parte della difesa. Il processo riprenderà a giugno a porte chiuse, per consentire la testimonianza dei minorenni che dovranno testimoniare in udienza.

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