Emergenza Grattacielo. Il Terzo Settore in prima linea
Di fronte all'emergenza che ha coinvolto le persone sfollate dal Grattacielo di Ferrara nella giornata di giovedì 12 febbraio, il Terzo Settore si è messo subito al lavoro
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Non è solo uno slogan, ma una convinzione profonda che mette in relazione diretta i diritti di chi lavora con i diritti di chi riceve un servizio: la Fp Cgil di Ferrara dà il via a una campagna ambiziosa che punta a ridisegnare il futuro dei servizi pubblici e privati del nostro territorio
Sono stati portati in carcere, con le accuse di rissa e lesioni, quattro dei sei protagonisti della violenta lite a colpi di martello e fendenti d'arma bianca avvenuta, durante il primo pomeriggio di venerdì 13 febbraio, in via Vivaldo Vivaldi, a Pontelagoscuro
Avrebbe trasformato la vita dei genitori in un incubo fatto di insulti, minacce e continue richieste di denaro
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Occhiobello. “Non è la musica l’amore più grande della mia vita, ma è aver imparato dalla letteratura greca cosa significa la vita”. È un vero e proprio inno alla cultura greca quello proposto ieri sera da Roberto Vecchioni, primo ospite della rassegna “Parole d’autore” che proseguirà a Santa Maria Maddalena fino a maggio. Solo posti in piedi al teatro parrocchiale Don Gino Tosi per la presentazione del suo ultimo romanzo “Il mercante di luce” ma lo scrittore, cantautore, professore di greco e latino, non ci sta a una mera presentazione fine a se stessa, parla a ruota libera, ed è un piacere ascoltarlo. A fine incontro anche chi non si dice un suo fan, ne esce estasiato. È il potere dei versi antichi che ricorrono in tutto il libro? No, è la forza della parola di Vecchioni che trascina tutto il pubblico presente nella poetica di Omero, Saffo, Anacreonte, Sofocle, Euripide.
“Il greco è la lingua perfetta, così come la letteratura – esordisce lo scrittore – perché racchiude la storia dell’umanità completa. Non importa interrogarsi sul senso della vita, può anche non averlo, ma bisogna capire che senso ha il nostro animo. Io ho capito di aver senso solo dopo aver studiato la cultura greca, un amore che coltivo dall’età di 11 anni. Anzi, è la cultura in generale che dà un senso a quello che viviamo”. Una storia che, ammette Vecchioni, gli passa per la testa da 50 anni e che ha trascritto nel suo romanzo. Il protagonista è appunto un professore di greco, Stefano Quondam, che si innamora del senso di se stesso nella vita. Il suo difficile compito è quello di inventarsi la vita che avrà il figlio Marco, a cui restano pochi giorni da vivere perché malato di progeria, una malattia che accelera l’invecchiamento fino alla morte.
Per Marco ogni anno è come se ne passassero otto. “È una piccola metafora del tempo – spiega l’autore – ripresa anche dal cognome dei due personaggi: Quondam, infatti, significa ‘una volta’. Perché non è importante quanto vivi ma con quanta luce dentro”.
Ma tra i due, chi è veramente il mercante di luce? “Entrambi hanno paura – risponde Vecchioni – uno ha paura della vita e l’altro della morte. E alla fine del romanzo nessuno ne avrà più, si salvano a vicenda. Il padre ricorre ai versi lirici e tragici dei poeti greci per spiegare quello che passa e quello che resta di un uomo e, alla fine della sua vita, il figlio risponde ‘ho capito, adesso non ho più paura’. Una frase ripresa anche dal papà alla fine del romanzo. Ed è un invito rivolto a tutti gli uomini: siamo troppo belli e forti per avere paura, qualsiasi cosa accada siamo più grandi del destino”. Per questo il cantautore, ovviamente riprendendo la poesia greca, divide il genere umano in due categorie di persone: i tragici, che se crolla la loro unica idea crollano anche loro, e i lirici che mediano la vita con l’idea della commozione. Così come ci sono due modi di intendere la vita: “Uno è sfruttarla, portarla a nostro vantaggio come fa Ulisse, che io in questo romanzo tratto malissimo anche se è il primo illuminista della storia, e l’altro è vivere come Aiace Telamonio, un eroe che non propagandava mai se stesso ma lottava per la sua idea, e per questo è poco conosciuto e poco amato. Il romanzo si basa su questa dicotomia: chi non merita ha, e chi merita non ha”.
Per quanto il protagonista possa sembrare l’alterego di Vecchioni, però, l’autore prende le distanze dall’idea di un romanzo autobiografico. “Con il mio personaggio condivido l’amore per la letteratura greca e l’egocentrismo – commenta lo scrittore – e nel libro c’è un po’ la storia di mio figlio, malato di sclerosi multipla, ma le paure sono quelle che accomunano tutti gli uomini. Paure che bisogna combattere perché non è possibile che ‘gli uccelli cantino quando passa la tempesta, e gli uomini non sappiano nemmeno esser felici del sole che gli resta’”. Uno dei tanti insegnamenti che ha lasciato ai suoi ragazzi, a cui sarà dedicato il prossimo libro che racconterà il metodo di insegnamento usato dal docente per interagire con i suoi studenti. “Si chiamerà ‘L’ora di follia’ e uscirà prima della fine dell’anno – anticipa Vecchioni – anche se a 72 anni, con 4 figli, tra scrittura di canzoni e di libri e lezioni all’università, vorrei trovare il tempo per buttarmi sul campo della saggistica”.
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