Cronaca
24 Febbraio 2015
Al via la raccolta firme per l’istituzione del dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta

Quando la patria non si difende con le armi

di Elisa Fornasini | 4 min

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Daniele Lugli

Daniele Lugli

Mahatma Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela. Tre nomi che hanno fatto la storia della nonviolenza. Tre testimoni del fatto che la difesa delle istituzioni democratiche e dei diritti fondamentali dei cittadini può essere perpetuata senza l’uso della violenza ma con strumenti nonviolenti. Un insegnamento al centro della campagna “Un’altra difesa è possibile”, promossa dalle principali reti del pacifismo e della nonviolenza in Italia, per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta. La raccolta firme parte ora anche a Ferrara sotto il coordinamento del comitato provinciale a cui aderiscono già Movimento Nonviolento, Cgil, Fiom, Acli, Arci, Anpi, Legacoop, associazione Viale K, Agesci, Libera, Emergency, Caritas, Copresc, Rete Lilluput, Pax Christi, associazione Papa Giovanni XXIII, Wwf, istituto Don Calabria, Emmaus. Una vasta rete di associazioni presentata con orgoglio da Daniele Lugli, presidente emerito del Movimento Nonviolento, che questa mattina ha illustrato in conferenza gli obiettivi della proposta di legge di iniziativa popolare.

La legge prevede l’istituzione di un dipartimento della difesa civile, non armata e non violenta, alle dirette dipendenze della presidenza del consiglio dei ministri per avviare e potenziare i corpi civili di pace, e un istituto di ricerca per la pace, sul modello di quanto già avviene in altri paesi europei. Il nuovo dipartimento opererebbe inoltre in stretta collaborazione con protezione civile, vigili del fuoco e servizio civile nazionale. Se il presupposto dell’iniziativa è che la patria non si difende con le armi, il suo strumento politico è dato dalla Costituzione che “ripudia la guerra” (art. 11), afferma la difesa dei diritti di cittadinanza ed affida ad ogni cittadino il “sacro dovere della difesa della patria” (art. 52). Per i promotori della proposta di legge, si tratta quindi di dare concretezza a ciò che prefiguravano i costituenti con il ripudio della guerra, e che già oggi è previsto dalla legge e confermato dalla corte costituzionale, cioè la realizzazione di una difesa civile alternativa alla difesa militare, finanziata direttamente dai cittadini attraverso l’opzione fiscale del 6×1000 in sede di dichiarazione dei redditi.

Obiettivo della campagna è quello di dare uno strumento in mano ai cittadini per finanziare la difesa civile, non armata e nonviolenta – ossia la difesa della Costituzione e dei diritti civili e sociali che in essa sono affermati; la preparazione di mezzi e strumenti non armati di intervento nelle controversie internazionali; la difesa dell’integrità della vita, dei beni e dell’ambiente dai danni che derivano dalle calamità naturali, dal consumo di territorio e dalla cattiva gestione dei beni comuni – anziché finanziare cacciabombardieri, sommergibili, portaerei e missioni di guerra, “che lasciano il Paese indifeso dalle vere minacce che lo colpiscono e lo rendono invece minaccioso agli occhi del mondo”. A parlare è Daniele Lugli che vuole appunto aprire un confronto pubblico per ridefinire i concetti di difesa, sicurezza, minaccia, dando centralità ai principi della Costituzione.

“Principi costituzionali che non sono mai stati attuati davvero – prosegue il presidente emerito del Movimento Nonviolento -perché per difesa si è sempre e solo intesa quella armata, affidata ai militari. Ma la difesa della patria è molto più articolata ed estesa di quella semplicemente militare: è difesa della vita, dell’ambiente, del territorio, dei diritti, della dignità, della pace, del lavoro, e per difendere davvero questi beni comuni servono strumenti adeguati, quelli della nonviolenza. Meccanismi che non sappiamo se saranno efficaci perché non sono mai stati sperimentati – ammette Lugli – ma sappiamo che gli interventi armati sono inefficaci perché producono un imbarbarimento fino ad arrivare alla carneficina di massa. Bisogna ripensare quanto prima il concetto di difesa, cercando efficaci politiche per la pace che si affianchino alle forze armate, senza sostituirle”.

I moduli per la raccolta delle firme sono già presenti presso tutti i Comuni della provincia, a cominciare da quello di Ferrara. In programma anche iniziative di promozione per aprirsi alla cittadinanza con banchetti informativi, il primo sarà allestito il 4 marzo alla sala Estense durante uno spettacolo di Emergency.

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