Eventi e cultura
14 Gennaio 2015
La figlia Paola: “Libro importante, un passo in avanti nella sua vita futura”

L’altra faccia di Giorgio Bassani

di Elisa Fornasini | 4 min

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ODi Giorgio Bassani conosciamo solo una faccia della luna, quella che illumina la fioritura in termini editoriali, di fama e di eccellenza data dal ciclo de Il romanzo di Ferrara capitanato da Cinque storie ferraresi, Gli occhiali d’oro e Il giardino dei Finzi-Contini. A svelare la lenta e formidabile formazione del grande scrittore ferrarese, sconosciuta ai più, è Piero Pieri curatore del libro “Bassani. Racconti, diari, cronache (1935-1956)” (Giangiacomo Feltrinelli editore, Milano, 2014). La raccolta di editi e inediti, che tanta parte dei lettori di Giorgio Bassani attendeva da tempo, è stata presentata ieri pomeriggio in anteprima nazionale alla biblioteca Ariostea. Una sala Agnelli gremita di persone interessate a scoprire il pensiero di Giulio Ferroni, Roberto Pazzi, Giancarlo Pontiggia, Roberto Rizzo e Alberto Rollo sull’indimenticato scrittore. Presente all’incontro anche la figlia Paola Bassani, presidente della Fondazione Giorgio Bassani, che si è detta commossa dalle parole spese per suo padre e dall’affetto costante dei suoi lettori e si è dimostrata convinta che “questo libro è una cosa importante per lui, un passo in avanti nella sua vita futura”.

O“Mi sono occupato con grande gioia e interesse di questo volume – annuncia il curatore Pieri -, frutto di un pluriennale lavoro di ricerca nel fondo degli eredi Enrico e Paola Bassani e presso la Fondazione Giorgio Bassani. Il disegno di questo libro sta nell’intenzione di veicolare al lettore le plurime sfaccettature dell’uomo Bassani come letterato, studioso, giornalista e testimone politico durante la sua formazione durata ben 21 anni. Bassani non nasce infatti con le Cinque storie ferraresi che lo vede imporsi nel 1956 come uno scrittore maturo, sicuro dei propri mezzi e dei propri obiettivi, ma è stato preceduto da 21 anni di testi proteiformi, finora rimasti quasi sconosciuti se non addirittura inediti”.

Il libro, infatti, raccoglie racconti, lettere, diari, cronache politiche, riflessioni sociologiche e abbozzi che prepareranno le opere maggiori, dal 1935, anno in cui poco più che diciannovenne pubblica il primo racconto III classe sul Corriere Padano, fino al 1956, anno in cui vince il premio Strega con le Cinque storie ferraresi. Il testo – che segna un momento fondamentale nella poetica di Bassani, come lui stesso dichiara qualche anno dopo: “Ormai Ferrara c’era. A forza di accarezzarla e indagarla da ogni parte, mi pareva di essere riuscito a metterla in piedi, a fame a grado a grado qualcosa di concreto, di reale, insomma di credibile” – rappresenta il suo arrivo alla piena maturità. Ma per arrivare a conquistare la sua scrittura ci sono dietro tantissime altre opere di straordinaria bellezza, un Bassani ricchissimo che precede il suo esordio e che in questo volume è finalmente testimoniato nella sua completezza.

OIl volume si presenta, quindi, come una chiave preziosa per capire il Bassani già conosciuto e come un’occasione unica per scoprire il Bassani inedito. Il libro indaga gli aspetti del letterato e del cronista ma ampio spazio è lasciato anche alla voce del diarista, riportando il diario completo di Roma; un insieme di racconti di esperienze private, interpretazione personale del momento storico e testimonianza diretta degli avvenimenti nella capitale che, a detta di Pazzi, rappresenta quasi un “romanzo mancato”. “Nel libro non mancano racconti anticipatori di quelle che saranno le splendide tematiche affrontate dal secondo Bassani – prosegue Pazzi – dal presente storico volto verso al passato al tema del giardino e del muro da scavalcare, dall’ossessione per un luogo come metafora del mondo all’impietoso scrutatore che descrive in maniera spietata, seppur veritiera, la ferraresità odiosa e amata”.

A colpire di più tutti gli altri relatori, invece, è che Bassani, pur consapevole di essere un discriminato razziale e un perseguitato politico, non ha mai perso la sua umanità. “Nel racconto ‘I campi di tennis del dopolavoro aziendale elettrico’ del 1940 – spiega Pieri – Bassani presenta dei tipi di fascisti di provincia con uno sguardo sensibile, intelligente e partecipe: chi scrive è l’antifascista e l’ebreo perseguitato ma scrive senza veleno e senza critica irata. In questa consapevolezza che l’ideologia deve stare fuori dalla letteratura, si rivela tutta l’umanità di Bassani”.

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