Cronaca
12 Dicembre 2014
Luci e ombre sulla ricostruzione dopo il terremoto che ha messo in ginocchio il territorio

Il turismo del post sisma è al livello minimo

di Elisa Fornasini | 4 min

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Trasformare il terremoto in un’opportunità per ripensare il territorio in chiave turistica e per rilanciare il patrimonio culturale di Ferrara e provincia. Sulla carta questo è l’obiettivo del post sisma ma nei fatti il traguardo è ancora lontano: il turismo è tornato al livello minimo indispensabile per sostenere l’attuale livello economico del mondo turistico, fermo a quota 400mila presenze. Sono queste le considerazioni emerse durante il convegno “La riqualificazione delle strutture ricettive nel post-sisma. Un caso di studio” organizzato da Worma Lightbuilding, con il patrocinio del Comune di Ferrara e con la collaborazione della Regione Emilia Romagna e della facoltà di Economia di Ferrara, svoltosi questa mattina presso la sala convegni dell’hotel Carlton in via Garibaldi 93. L’evento, che intendeva fare il punto della situazione nel post-sisma per quanto riguarda le strutture turistico-ricettive, ha analizzato la tematica di forte attualità con l’intervento di amministratori pubblici, docenti universitari e tecnici professionisti.

“Nel dopo sisma una delle maggiori preoccupazioni era la tenuta del settore turistico e dell’Università – annuncia l’assessore comunale al Turismo Massimo Maisto – e, mentre l’ateneo estense ha visto aumentare le immatricolazioni, si sono registrati numeri interessanti anche per il turismo con un aumento del 10% dei pernottamenti rispetto al 2013, l’anno che più ha subito le difficoltà legate al terremoto del 2012. Grazie al rafforzamento del calendario degli eventi, siamo tornati al livello minimo di 400mila presenze e da lì dobbiamo iniziare a crescere. La sfida per il futuro – anticipa il vicesindaco – è quella di rafforzare il rapporto tra pubblico e privato guardando un po’ più in là: nel 2020, quando andranno a compimento tutti i progetti realizzati con i fondi del terremoto (palazzo Schifanoia, Massari, Tassoni, Castello), ci troveremo con un’eccedenza di spazi e per far fronte a questo problema, che può essere una grande risorsa, non basta il contributo dell’amministrazione comunale ma serve il coinvolgimento del mondo privato”.

Prima di pensare alle sfide del futuro, però, bisogna ricordare quello che ci siamo lasciati alle spalle, ovvero “il sisma più devastante in termini di danni nel nostro Paese con 13 miliardi di euro di danni, 45mila persone sfollate e 14mila edifici dichiarati inagibili”. A presentare “i numeri che dimostrano la dimensione significativa dell’intervento messo in atto” è Enrico Cocchi, direttore generale Programmazione Territoriale della Regione Emilia Romagna, che avrebbe dovuto fare il punto sulla ricostruzione delle strutture alberghiere e ricettive nel post terremoto ma che in realtà ha spaziato in più ambiti, dalle imprese alle scuole. “Le scelte intraprese dopo il sisma sono andate nella direzione di garantire la tenuta del sistema economico e sociale, garantendo la continuità delle attività sia nelle imprese industriali che non hanno interrotto la produzione, sia in quelle commerciali del centro che hanno dovuto delocalizzare per non interrompere le proprie attività. Stesso procedimento per le scuole: anche con 450 istituti inagibili siamo riusciti a dare continuità all’anno scolastico, garantendo gli esami di fine anno e la normale ripresa fissata al 16 settembre 2012, grazie alla ricostruzione ex novo di 58 scuole e alla riqualificazione delle altre 400”.

Il merito della ricostruzione nel Ferrarese, rispetto a quella del terremoto di Umbria e Marche del 1997 presa in esame da Cocchi come modello virtuoso perché ha cambiato in meglio il volto della regione, è stato quello di coniugare la fase di emergenza con quella di ricostruzione, saltando la lunga fase intermedia. “Si può sempre fare meglio – ammette Cocchi – ma siamo stati fortunati perché abbiamo saltato una fase ‘di stallo’ senza fare gli apprendisti stregoni, nel senso che non ci siamo inventati un percorso diverso ma abbiamo applicato modelli di intervento molto snelli per iniziare immediatamente il percorso di ricostruzione”. Se questa è la luce, il buio è dato dalle tempistiche: “L’unico punto critico rispetto alle previsioni – riconosce Cocchi – è dato dalle tempistiche, in particolare dell’edilizia privata: con così tante pratiche a pochi professionisti si rischia che la ricostruzione finisca fra 5 anni, anche se è difficile fare una stima”.

Il convegno ha preso in esame anche la rivitalizzazione economica dopo il sisma e la re-visione della filiera turistica locale. “Il terremoto deve esser l’occasione per inventarsi una vocazione turistica minore per un territorio minore – propone Gianfranco Franz, docente dell’Università di Ferrara – perché pievi, piccole rocche e piccoli centri storici, impianti idrovori, paesaggi fluviali e rurali, corti e cascine storiche abbondate e senza più una ragione residenziale né produttiva, possono diventare gli ingranaggi di una nuova offerta turistica sostenibile, a basso impatto e a basso costo: cicloturismo, ippoturismo, turismo fluviale, turismo enogastronomico e così via. Il turismo di nicchia ha un valore immenso ancora tutto da esplorare”. A chiudere il convegno l’intervento sull’evoluzione strutturale del sistema turismo nell’offerta e nella domanda a cura di Rino Siconolfi, la presentazione dell’hotel Carlton come caso-studio per la riscoperta di un ruolo urbano e la consegna della pubblicazione relativa ai recenti lavori di ristrutturazione che hanno interessato l’albergo, “ristrutturato puntando su fornitori e imprese della provincia ferrarese” assicurano gli architetti Adriano Lazzari e Henry Gallamini di Worma Lightbuilding.

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