La guerra sul corpo delle donne è diventata un’arma di distruzione di massa nella repubblica ‘democratica’ del Congo. Il fenomeno della violenza sessuale che termina con gli atti più atroci (dal fuoco alla mutilazione dell’apparato genitale femminile) continua in modo talmente sistematico da arrivare a parlare di “epidemia”, prendendo in prestito le parole della giornalista belga Colette Braeckman, autrice del libro “La guerra del dottor Mukwege” dedicato all’‘uomo che ripara le donne’. Stiamo parlando di Denis Mukwenge, meglio noto come il ‘muganga’ che nella lingua rwandese significa dottore, ospite domenica pomeriggio al Festival di Internazionale per un convegno, coordinato dal noto giornalista Gad Lerner, che data la folta affluenza di pubblico ha dovuto cambiare location, trasferendosi dalla sala Estense a piazza Municipale.
Denis Mukwenge è un ginecologo congolese, fondatore e direttore dal 1999 dell’ospedale Panzi referral, situato a 8 km da Bukavu nella regione del Kivu meridionale, considerato l’epicentro dell’epidemia di stupri in Congo. “Prima che tutto questo cominciasse volevo diventare pediatra – racconta il muganga – ma la sofferenza delle donne nel mio Paese era enorme e mi ha spinto a diventare ginecologo per lottare contro la mortalità materna. Ho fatto questo lavoro per 15 anni di gioia nel dare la vita agevolando i parti, ma questi ultimi 15 anni sono stati di sofferenza nel curare i traumi dell’apparato genitale femminile”. E non si tratta di gesti isolati: in questi 15 anni l’ospedale Panzi ha curato 50mila donne vittime di stupro e di violenze, con una media di 3mila casi all’anno. Se già i numeri sono forti, le parole di Mukwenge lo sono ancora di più: “È puro terrorismo. Ho visto donne violentate e mutilate a cui sono stati rovinati i genitali con qualsiasi mezzo, dalla benzina alle pallottole, donne torturate che hanno subito stupri di gruppo di fronte ai propri famigliari, pratiche che hanno coinvolto anche neonate di 6 mesi e anziane di 89 anni. Barbarie commesse dagli eserciti con la sola motivazione di distruggere le donne”.
Un’arma di guerra che si sta evolvendo sempre di più per quantità, brutalità e impunità. “Ogni gruppo armato ha la sua tortura preferita – spiega Mukwenge – quasi fosse una ‘firma’ per rivendicare queste atrocità perché gli uomini che perpetrano atti del genere, invece di essere puntiti, vengono gratificati entrando a far parte delle truppe governative”. Questa ignobile impunità, data dal fatto che queste persone non dovranno mai rende conto a nessuno delle loro violenze, viene addirittura accettata come metodo di riappacificazione. “Non si può operare una riconciliazione se prima non si dice la verità – dichiara Mukwenge – ed è inaccettabile costruire un esercito congolese reinserendo gli aguzzini”. A questo proposito, Colette si mostra molto severa contro le organizzazioni non governative accusate di “occultare le dinamiche violente, favorire l’egemonia di queste forze che si sono integrate nell’esercito congolese e di assolvere le persone dai loro crimini”. “L’Ong ha contribuito al peggioramento della situazione – commenta la giornalista belga – commettendo un peccato di leggerezza: come potevano pensare di risolvere la guerra con una riappacificazione basata sull’impunità? Le donne non possono dimenticare”.
Dietro a questa politica del terrore vige comunque una strategia governativa per sterminare il nemico e per appropriarsi delle miniere di oro, diamanti, rame ma soprattutto coltan, la cosiddetta ‘sabbia nera’ che è una componente fondamentale dei cellulari. “La guerra sul corpo delle donne avrà delle conseguenze a lungo termine – afferma Mukwenge – perché le bambine violentate non potranno più riprodursi o potrebbero trasmettere l’Aids ai figli. Si tratta di uno sterminio di massa e per evitarlo la popolazione civile lascia i villaggi che cadono in mano all’esercito, che ottiene così il controllo sulle miniere”. “È una questione di sopravvivenza di tutto il genere umano – chiosa Mukwenge – e per uscirne bisogna mettere in discussione la comunità internazionale che deve iniziare a punire questi comportamenti, prima che l’avanzata del terrore diventi ancora più letale”.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com