Si parla di fatture “prodotte ad hoc” e di misteriosi moduli precompilati per le aziende del Consorzio Cona, durante l’ultima udienza del processo sulle presunte irregolarità del nuovo ospedale Sant’Anna. Irregolarità che secondo la procura di Ferrara sarebbero state commesse da ditte e responsabili degli enti di controllo per gonfiare i costi dell’appalto sia attraverso l’approvazione di perizie di variante ritenute illegittime dai pm, sia attraverso i rimborsi pervenuti alle aziende e giustificati attraverso la fluttuazione dei prezzi di mercato.
È soprattutto il secondo punto a far da padrone nell’ultima udienza dello sterminato processo (ben 17 diversi capi di accusa per 13 imputati) dell’inchiesta di Cona. A rispondere alle domande della pm Patrizia Castaldini sono l’ex capo commessa del Consorzio Cona, Guglielmo Malvezzi, che il responsabile del controllo di produzione Nicola Fakes. Entrambi incalzati riguardo ai 2,3 milioni di euro percepiti dalle imprese dopo il 2008 in virtù della compensazione dei prezzi ai valori di mercato. La tesi della procura è netta: tutti questi rimborsi sono illegittimi, in quanto i contratti di fornitura del 2005 erano onnicomprensivi dell’approvvigionamento di tutto il materiale necessario ai cantieri. Un’accusa respinta dalle difese in virtù del fatto che un decreto legge, in vigore dall’aprile del 2008, permette di chiedere e ottenere compensazioni se il prezzo delle materie prime ha avuto incrementi superiori al 15%.
Resta quindi da chiarire se l’acquisto dei materiali sia avvenuto prima o dopo l’entrata in vigore del decreto. Secondo Malvezzi, con il procedere dei lavori e il dilatarsi dei tempi del cantiere, cominciarono a farsi sempre più numerose le richieste delle ditte che pretendevano compensazioni per i maggiori costi sostenuti per realizzare l’opera. Ma la difficoltà stava nel risalire con precisioni alle varie voci di spesa, scorporandole dai costi totali, che avevano gonfiato i prezzi finali.
Comincia quindi il lavoro di Fakes nel mettersi in contatto con tutti i vari subappaltatori e fornir loro una serie di moduli in cui elencare i prezzi dei materiali acquistati, separati dalle successive spese di lavorazione o di trasporto. Una procedura che secondo la procura nasconde più di un’ombra. “Queste operazioni hanno creato varie difficoltà – afferma Fakes in aula -. Non avevamo i materiali elementari elencati e dalle fatture non si poteva risalire alle quantità precise. Abbiamo chiesto ai subappaltatori di fornirci gli elementi”. Ma secondo la Castaldini le cose andarono in maniera assai diversa: la pm legge l’intercettazione di una telefonata tra Fakes e Malvezzi, in cui quest’ultimo afferma: “Non facciamo fatica con le fatture, falle ad hoc” e in risposta il responsabile del controllo di produzione gli chiede di parlare della questione a voce in un successivo incontro.
Alle domande del pm, Fakes risponde che non sarebbe comunque servito a nulla produrre fatture artificiose, dal momento che non rappresentavano una documentazione sufficiente per risalire ai costi delle materie prime. Ma le carte che vengono poi tirate in ballo dalla pm non sono fatture, bensì una modulistica inviata dal Consorzio Cona alle aziende attraverso cui queste avrebbero fornito una sorta di ‘autodichiarazione’ dei costi sostenuti per i materiali. Fino a questo punto nessun problema, ma come mai – è il quesito della Castaldini – alcuni di questi fogli riportavano già il prezzo precompilato ancora prima di essere inviati alle aziende? “Sicuramente non li abbiamo compilati noi”, risponde l’imputato, secondo cui è possibile riscontrare il valore delle materie prime acquistate nei vari momenti del cantiere con i dati della Camera di Commercio di Brescia, che era stato preso come riferimento da Progeste. Le perplessità della procura sono legate al fatto che una modulistica impostata con queste modalità – con prezzi già precompilati e da completare inserendo solo la data e il nome della ditta – potrebbe prestarsi a escamotage (ad esempio postdatando il suo invio) per ricevere illegittimamente i soldi per le compensazioni dei materiali dall’ente appaltante: l’azienda Sant’Anna.