“Hanno voluto utilizzare politicamente la magistratura ma tutto gli si è ritorto contro”. Stefano Calderoni, ex assessore provinciale all’agricoltura e alla protezione civile si toglie qualche sassolino dalla scarpa dopo l’archiviazione disposta nei suoi confronti per l’accusa di abuso d’ufficio per aver disposto nel 2012 l’abbattimento di 230 volpi per l’anno successivo a causa dei potenziali rischi idrogeologici per gli argini e per i possibili contagi portati dagli animali selvatici negli allevamenti del ferrarese.
A far partire la denuncia contro ignoti fu la Lav – Lega antivivisezione – e le indagini del corpo forestale puntarono poi sullo stesso assessore (abuso d’ufficio) e su 13 cacciatori coadiutori accusati di maltrattamento di animali. Per tutti è arrivata l’archiviazione ma, sottolinea con amarezza Calderoni “nonostante la sentenza sia inequivocabile è con dispiacere che notiamo che la Lav rilancia con dichiarazioni senza fondamento affermando che comunque viene individuata una qualche responsabilità nei cacciatori. È il caso di dire – afferma ancora l’assessore – che un bel tacer non fu mai scritto”. “In questi anni – rivendica ancora Calderoni – abbiamo cercato di raccogliere alcune istanze provenienti dal mondo ambientalista e animalista rimanendo sempre disponibili alla concertazione e ad aprire un tavolo sui metodi di controllo, ma se la risposta è una denuncia…”.
Calderoni – che ha ricevuto sostegno e solidarietà da Confagricoltura, Cia, Arci Caccia, Enarcaccia, Federcaccia, Centro Servizi e Coldiretti – rimarca ancora il suo punto di vista sulla denuncia sporta dalla Lav: “Hanno voluto utilizzare la magistratura per un fatto politico: il piano di controllo va avanti dal 1996 e mai è stato proposto alcun ricorso al Tar, compreso l’ultimo piano triennale 2012-2015 e la sentenza afferma chiaramente che la delibera era coerente con le norme sulla caccia e i piani di controllo”. Dall’assessore arrivano anche parole in difesa dei cacciatori finiti sotto indagine per le asserite modalità cruente del loro operato: “La sentenza dice dice che la caccia in tana era stata espressamente autorizzata quindi non c’è stata crudeltà, i coadiutori hanno sempre agito nel rispetto delle norme ma hanno dovuto subire conseguenze particolarmente gravi a partire dalle spese legali per la causa”. E proprio sulla caccia in tana Calderoni osserva come tale metodo sia in realtà un metodo selettivo che permette, a differenza delle paventate sterilizzazioni, di non creare rischi ad altre specie per le quali non c’è alcuna necessità di controllo.
Ma qualche effetto la denuncia della Lav lo ha avuto anche se non sul piano processuale: da un anno infatti, proprio a seguito della denuncia, i coadiutori – che, va ricordato, sono tutti volontari – sono molto meno attivi nello svolgimento del proprio compito. “La vicenda ha colpito duramente non solo i 13 coadiutori indagati ma anche tutti gli altri – afferma Gianluigi Zucchi, presidente del Centro Servizi -. C’è stato un blocco e non sappiamo se le cose torneranno come prima: queste persone – afferma riferito alla Lav – agiscono scientemente per bloccare chi applica i piani di controllo. Siamo sempre disponibili al confronto ma non vogliamo subire accuse assurede”. “L’interruzione del servizio è stata un danno – rimarca Massimo Piva della Cia -. I coadiutori di fatto fanno protezione civile per la salvaguardia del patrimonio idrogeologico e va ricordato che c’è anche un aspetto sanitario dato che molti di questi animali sono portatori di malattie importanti”. Una situazione che rischia di diventare pericolosa: “Il tema dei danni in provincia va evidenziato – spiega Pier Carlo Scaramagli, presidente di Confagricoltura -. Negli ultimi 10 anni si sono verificati danni per 5 milioni di euro alle produzioni agricole provocati dagli animali selvatici, 1,5 milioni solo dalle nutrie e sono stime sicuramente per difetto perché molti non li denunciano. Ma ci sono anche i danni indiretti come quelli sulla sicurezza idrogeologica o sugli incidenti mortali in strada: con Coldiretti e Cia – rivela Scaramagli – abbiamo già scritto una lettera all’assessore regionale all’agricoltura per rilanciare i piani di controllo”. “Ci stiamo avvicinando al punto di non ritorno per quanto riguarda la pressione dei selvatici nel territorio – osserva in maniera molto drastica Stefano Menegatti di Coldiretti -. Non siamo dei serial killer, facciamo solo difesa dei nostri prodotti”.
Dure accuse di “strumentalità” delle azioni da parte del mondo animalista arrivano da Danilo Treossi, presidente di Arci Caccia: “Mentre le componenti ambientaliste e animaliste hanno fatto da spettatori, gli agricoltori e i venatori hanno agito in sinergia per la tutela del territorio”.
Non manca, infine, da parte di tutte le componenti attive per il controllo dei selvatici invasivi, preoccupazione per la situazione istituzionale determinatasi dalla riforma delle Provincie e dal caos in Regione dopo le dimissioni di Vasco Errani.
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