Cronaca
27 Marzo 2014
Processi paralleli per la diatriba tra un parroco e una famiglia straniera, che si lanciano a vicenda gravi accuse

Prete accusato di pedofilia presenta il suo alibi

di Ruggero Veronese | 2 min

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admin-ajax (10)Procede su due binari paralleli la vicenda del parroco accusato di atti di pedofilia dal padre di un minore e che ha a sua volta denunciato per minacce, estorsione e stalking la propria controparte.

Ieri in aula, in udienza a porte chiuse, il ‘don’ ha raccontato la sua verità. La vicenda di cui si parla ha inizio nel 2010, quando la famiglia giunge in un paese della provincia ferrarese e viene ospitata dal don, 60 anni, che offre loro vitto e alloggio. Ben presto la convivenza inizia a stare stretta e il prete invita la famiglia ad andarsene. Il 35enne non la vede allo stesso modo e ne nasce una causa civile che darà ragione al sacerdote. La famiglia – marito, moglie e due figli piccoli – però non trasloca nemmeno dopo la sentenza di occupazione abusiva dell’appartamento. Intanto parte la denuncia per violenza sessuale ai danni del bambino della coppia, di pochi anni. Si parla di particolari attenzioni ricevute dal minore durante una festa di compleanno. In più lo straniero, assistito dall’avvocato Giovanni Montalto, deposita un’altra denuncia contro il prete. Questa volta per truffa: con raggiri gli avrebbe sottratto 43mila euro.

L’udienza di ieri pomeriggio, 25 marzo, riguardava però solo il processo per pedofilia. Il parroco, nei panni dell’imputato e difeso dall’avvocato Claudio Maruzzi, ha fornito una lunga deposizione di oltre due ore, parlando di circostanze che lo scagionerebbero dall’accusa. Il prete ha infatti riferito di avere un solido alibi riscontrabile attraverso le testimonianze: la celebrazione di una funzione religiosa proprio in contemporanea alla festa durante la quale è accusato degli atti di pedofilia. Inevitabile anche ‘l’invasione di campo’ nel procedimento parallelo, con il racconto da parte del religioso dei rapporti ormai logori con i genitori del bambino e dei loro presunti tentativi di estorsione.

Al termine dell’udienza, il gup Silvia Marini ha disposto il rinvio per valutare e decidere di ammettere le nuove prove portate dalla difesa, che nel frattempo ha chiesto di procedere con il rito abbreviato.

Il procedimento a parti invertite, per minacce, estorsione e stalking (il prete sostiene di essere stato minacciato dal suo ospite: se mi sfratti di denuncio per pedofilia) al momento è invece stoppato di fronte alla richiesta di archiviazione della procura. Su questo fronte l’avvocato Maruzzi ha fatto opposizione e il passo successivo sarà il vaglio del gup, che deciderà in base alle prove a disposizione se accogliere l’archiviazione o rinviare gli atti al pm per ulteriori indagini.

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