Cronaca
11 Marzo 2014
Le proposte di Ranieri Varese scambiate per provocazioni

Musei, prendere esempio da Ravenna

di Daniele Oppo | 4 min

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pozzuolo-299x400Dopo la proposta fatta dallo storico dell’arte e docente Unife Ranieri Varese di recuperare l’ex Caserma di Pozzuolo del Friuli (di proprietà del Demanio) per costruirvi il Museo della città e la risposta dell’assessore Roberta Fusari in cui si diceva contraria alla sua realizzazione – “Non rientra tra le nostre politiche culturali” – arriva a stretto giro la piccata controreplica del docente Unife.

“In un dibattito – esordisce Varese – è facile sopraffare l’interlocutore attribuendogli cose mai dette o spostando su altri temi il discorso. Così è successo quando mi sono azzardato a chiedere attenzione verso altre ipotesi per il riutilizzo della ex Caserma Pozzuolo del Friuli. Non ho mai detto che il Comune deve acquistarla, non ho mai detto che il ‘Museo della Città’ deve essere realizzato e gestito dal Comune. Ho posto dei problemi, fra questi quello della istituzione del ‘sistema musei’ che, oggi, la legislazione riserva ad un altro ente”. “Non sono un ‘provocatore’ – continua il docente Unife –  mi rendo, spero, conto delle situazioni, anche finanziarie”. E per corroborare la sua posizione, Ranieri Varese snocciola numeri, dati e traccia un impietoso (per Ferrara) paragone con Ravenna nel contesto del turismo regionale. “L’Annuario statistico del Comune dice che nel 2011 vi sono stati 189.414 turisti, nello stesso periodo i visitatori alle esposizioni sono stati 174.534; ai musei sono stati 301.323. Cifre modeste in ambito regionale – commenta lo storico dell’arte – ma testimoniano una potenzialità non raccolta. La poca visibilità dei musei è attestata: nel 2012 i musei statali, in Emilia Romagna, hanno totalizzato 713.745 presenze, a Ferrara 58.500. L’elenco dei musei per frequenza vede ai primi posti il Museo Arcivescovile e il Museo Nazionale di Ravenna: rispettivamente con 532.027 e 477.326 visitatori. Al 6° il Castello di Ferrara con 100.027 (nel 2011, 99.550); al 13° Palazzo Schifanoia con 53.688 (nel 2011, 47.930)”. Numeri che per Varese hanno una spiegazione nella gestione del patrimonio artistico ferrarese: “Nota è la carenza di servizi, l’incapacità di accesso ai finanziamenti regionali ( ex legge 18/2000), la difficoltà di fare rete. La mostra di Zurbaran ha avuto 65.274 visitatori, solo 561 hanno utilizzato il biglietto valido per l’accesso agevolato ai musei”. Utile allora il confronto con Ravenna: “Ha lo stesso numero di musei, una quasi identica superficie espositiva (18mila metri quadrati), quasi lo stesso numero di residenti – fa notare Varese -. Il numero di addetti a Ferrara è di 130, a Ravenna 102”. Ma il vero dato interessante è quello dei visitatori: “A Ferrara 305.025, a Ravenna 1.139.040 – afferma Varese, numeri alla mano -. Il rapporto ingressi/residenti a Ferrara è 0,89%, a Ravenna 3,25%. Ravenna ha istituito da tempo un sistema museale, come Modena e Rimini. Consente economie di scala, servizi comuni, concorso nella progettazione, momenti di formazione, la messa in rete, piani museali: nel 2007 sono stati erogati 255 mila euro. A Modena partecipano gli enti locali, l’Università, la Soprintendenza e musei privati. L’adesione al sistema è canale privilegiato per i finanziamenti regionali”. “I musei debbono cambiare – propone il docente Unife -,  il mantenere per anni gli stessi allestimenti, senza aprire i depositi, senza turnare i materiali è una scelta che non premia, scoraggia il ritorno. La controprova la offre il Museo Nazionale Archeologico: nel 2013 ha visto più i visitatori ( 4% ), più incassi (21%)”.

“La ‘città museo di se stessa’ è solo una frase” afferma Ranieri Varese citando le parole della Fusari e spiega il perché della sua proposta: “Il ‘Museo della città’ comporta investimenti e grandi spazi: a Bologna lo hanno fatto la Fondazione Carisbo e dei privati, non è obbligatorio che sia protagonista il Comune. Esistono altre soluzioni, anche consorziate. È una tipologia nota e diffusa, come si dovrebbe sapere. È un museo sociale, che documenta l’organizzazione della vita della città attraverso i secoli. Ne raccoglie le testimonianze, dai costumi alle insegne commerciali, dalla religiosità alla organizzazione del governo, dai sommovimenti sociali ai riti della vita e della morte, dal commercio alla organizzazione del territorio, dagli strumenti della scienza a quelli del lavoro, alla forma urbana. Può accrescere di molto la capacità attraente della città, trasformare molti visitatori in turisti, dare maggiore consapevolezza di sé ai cittadini, sopratutto ai nuovi che arrivano con percentuali annuali superiori al 10% : la loro integrazione è una necessità per tutti. Naturalmente – ammette – non è la soluzione dei problemi ma un tassello che vi può concorrere”.

Si arriva così alla materia del contendere, la caserma di Pozzuolo del Friuli: “Un’area abbandonata di tre ettari nel centro della città è un problema – afferma lo storico dell’arte -. L’Amministrazione comunale non può non intervenire, ma non è obbligata all’acquisto: il Comune, come sanno tutti i ferraresi, ha gli strumenti per determinarne la destinazione d’uso: è sua responsabilità decidere se pubblica o privata e in che forme. Se esiste un piano di utilizzo lo può rendere vincolante. L’area si trova incuneata fra la Palazzina di Marfisa d’Este, Palazzo Schifanoia e Palazzo Bonacossi: una opzione possibile, direi naturale – ribadisce il docente Unife – è quella di costituire un polo museale, dedicato alle testimonianze storiche, che caratterizzi questa parte della città, come le gallerie d’arte moderna per la zona Palazzo Massari-Palazzo dei Diamanti. Non contrappongo le mostre ai musei – conclude Varese –  ne propongo l’integrazione”.

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