Cronaca
21 Gennaio 2014
Il gip si è riservato sul caso di interruzione di pubblico servizio

Udienza per l’irruzione in rianimazione: “Vi sbatto su youtube”

di Marco Zavagli | 2 min

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adminL’azienda ospedaliera ha chiesto l’imputazione coatta per una delle due donne denunciate per interruzione di pubblico servizio. Era il 22 luglio del 2013 quando medici e infermieri del pronto soccorso di Cona stanno cercando disperatamente di rianimare Denis Magni, un ragazzo di 25 anni appena reduce da un terribile incidente dove aveva appena perso la vita il suo amico, Giacomo Querzola, 26 anni. Il personale del Sant’Anna non riuscì a salvare Denis. L’intervento durò dalla mezzanotte, ora di arrivo dei due ragazzi dal luogo dell’incidente, alle 4. Nel frattempo in pronto soccorso erano in attesa altre persone.

Una in particolare, C.B., stava assistendo il marito trasportato alle 21 in ambulanza per un’ulcera. Verso le 3.30, dopo oltre sei ora di attesa, la donna ha aperto la porta dello studio di una dottoressa per chiedere quanto tempo doveva ancora aspettare. Alla risposta “se ne vada” la parente è uscita.

Meno ortodossa è stata invece la reazione di un’altra persona in attesa, O.P., che si è avvicinata al personale del “trauma team” per avere spiegazioni. Una dottoressa si è alterata e l’ha invitata a lasciarla lavorare. Di fronte a questo atteggiamento O.P. le avrebbe detto “allora filmo tutto col telefonino e vi metto su youtube”.

Ma in quella stanza, la sala K adibita alle emergenze, si stava cercando di salvare la vita di Denis. Forse O.P. non lo sapeva, ma tanto è bastato per prendersi una denuncia per interruzione di pubblico servizio. Con lei, pur se la sua posizione è marginale, anche C.B..

Il pm Ombretta Volta aveva chiesto l’archiviazione, richiesta cui si è opposto il Sant’Anna tramite il suo legale Marco Linguerri. In udienza sono comparsi anche i difensori delle indagate, gli avvocati Saverio Stano e Monica Maggiolini (con un sostituto). Per O.P Linguerri ha chiesto l’imputazione coatta. Per C.B. Stano ha invece fatto notare che sarebbe assurdi imputare il reato contestato alla sua cliente, perché l’interruzione di pubblico servizio l’avrebbe se così fosse commessa ai danni del marito, in attesa da ore su una barella.

Il gip Monica Bighetti si è riservata cinque giorni per esprimersi.

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