Cronaca
16 Novembre 2013
Così Bruno Tinti al convegno di ieri. Proposta del sindaco Tosi: "Ridurre i gradi di giudizio"

Reati nella P.A.? “Siamo italiani, è nel nostro Dna”

di Redazione | 3 min

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Flavio Tosi

Flavio Tosi

Sprechi, inefficienze e reati nella Pubblica amministrazione? Non possiamo farci niente, siamo italiani. È arrivato a invocare il Dna come causa dei nostri mali Bruno Tinti – già magistrato a Torino e oggi giornalista – nel convegno nazionale organizzato ieri dalla Uil e dal Dipartimento di Giurisprudenza del nostro ateneo. “Tendiamo a pensare che, quale che sia, il nostro sistema funziona, e allora perché preoccuparci?” ha esordito. Invece non funziona affatto, visto che “il livello del nostro debito pubblico ci posiziona tra le aziende decotte e il pubblico impiego è utilizzato come assistenza per cittadini che altrimenti non avrebbero un reddito: questo sistema ci sta inesorabilmente portando verso la rovina”. Soluzioni? Proposte? “Secondo me non possiamo fare nulla – ha messo giù chiaro e tondo il giornalista-magistrato –: noi Italiani dobbiamo avere un Dna particolare, per cui appena possiamo comportarci diversamente da quanto prevede la legge lo facciamo. Non possiamo uscirne, perché questa situazione ha creato una classe dirigente perfettamente coincidente con gli Italiani: non segherà mai il ramo su cui è seduta”. Esisterebbe insomma un “patto tra amministratori e amministrati, per cui protesta solo chi non riesce a sedersi a tavola”. Un esempio? Lo sdegno di fronte all’evasione fiscale non proviene se non da chi “non può permettersi di evadere, ma appena un lavoratore dipendente finisce in cassa integrazione si precipita anche lui a fare l’imbianchino in nero”.

Un po’ meno catastrofico il dibattito che aveva preceduto il suo intervento, con le testimonianze di sindaci e magistrati. I primi cittadini hanno provato a rendere cosciente la platea della difficoltà di amministrare: Daniela Occhiali di Sant’Agata Bolognese aveva raccontato ad esempio di “soffrire da molti anni della poca autonomia che ci viene lasciata, per cui spesso facciamo quello che dobbiamo e possiamo, non quello che vogliamo. Siamo sovrastati da leggi e decreti che hanno sì l’obiettivo di controllare la spesa degli enti, ma che dimostrano il fallimento degli organi di controllo, visto che viene chiesto a noi di autocontrollarci. E non è detto che acquistare beni sul Mercato elettronico della Pa sia sinonimo di acquistare al miglior prezzo”.

Oltre alle lamentele, dall’omologo di Verona Flavio Tosi (il cui nome circola spesso come ipotetico candidato premier dell’intero centrodestra) è arrivata anche una proposta. “Da quando viene avviata una procedura di controllo a quando se ne conoscono gli esiti passano anni: la colpa è di un sistema troppo lento che svantaggia gli onesti e avvantaggia i disonesti, i quali contano sulla lentezza”. E allora, perché non “ridurre di uno i gradi di giudizio, sia di quello amministrativo che ne ha due sia di quelli civile e penale che ne hanno tre?”.

Altra pietra su cui la sua amministrazione è inciampata è la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici: “Gode di un potere discrezionale” ha denunciato il sindaco scaligero, per poi fornire alcuni esempi. “A Verona l’assicurazione Allianz non fu autorizzata a montare un’installazione pubblicitaria, che però poco dopo vidi nella piazza di Catania”. E che dire della pista per pattinaggio sul ghiaccio, autorizzata a Milano e Venezia ma non in piazza Brà? “Quando andammo a far presente che altrove era montata – ha concluso tra le risate – ci risposero che quelle erano più eleganti”.

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