Economia e Lavoro
29 Luglio 2013
Incontro tra assessori al bilancio italiani sulle linee di riforma dei rapporti tra finanza locale e statale

Patto stabilità, riforma subito nel segno dell’equità

di Redazione | 2 min

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denaro okLa revisione del Patto di stabilità interno è un intervento non più rinviabile. E’ quanto emerso in un recente incontro tra assessori comunali al Bilancio e tecnici tenutosi a Firenze, al quale hanno partecipato anche l’assessore ferrarese Luigi Marattin e Leonzio Rizzo del Dipartimento di Economia Unife.

Nel corso dell’incontro sono state individuate le linee generali attorno alle quali costruire una riforma del patto. Tutto parte dall’esigenza dei bilanci comunali di risorse aggiuntive, ma anche e soprattutto di stabilità e trasparenza. Una stabilità che può essere data dalla garanzia degli strumenti fiscali su cui fare affidamento per programmare con ragionevole certezza le entrate comunali, mentre la trasparenza va intesa nella direzine delle regole fiscali su cui si fondano le basi di responsabilità delle relazioni finanziarie tra Stato e autonomie e il rapporto con i cittadini. Regole fiscali che sono state recentemente riformate, affinché la finanza pubblica possa concorrere agli obiettivi europei, dalla legge sul principio del pareggio di bilancio.

Per gli enti territoriali ciò comporta il conseguimento di saldi non negativi, anche se con possibilità di indebitarsi per finanziare spese infrastrutturali, e la necessità centralista che gli stessi enti concorrano alla sostenibilità del debito pubblico. Nel corso dell’incontro a Firenze i partecipanti si sono dunque chiesti in che modo il Patto di Stabilità possa inserirsi nel nuovo assetto di regole ed essere coerente ai vincoli imposti dall’Unione Europea ai conti pubblici. E hanno dedotto che innanzitutto si dovrebbe individuare nei documenti di programmazione finanziaria l’indebiotamento netto ammesso per ottenere il pareggio di bilancio richiesto dall’Ue, per poi suddividerlo tra i vari livelli di governo sulla base del loro contributo alla formazione dell’indebitamento, tenendo conto per ogni ente della differenza tra le spese finali e le entrate proprie, oltre a una qualche misura standardizzata dei trasferimenti ricevuti, la cui corretta determinazione risulta cruciale per la sostenibilità del nuovo Patto. All’obiettivo di indebitamento ne andrebbe poi affiancato per ogni ente un altro sullo stock complessivo dei debiti, che fissi riduzioni in  rapporto alla popolazione o alle entrate correnti coerentemente a quanto stabilito dall’Europa. Da eliminare, invece, ogni altro vincolo sulla finanza locale, come la spesa per interessi passivi o sul personale. Riformato in questo modo il nuovo Patto di stabilità, secondo gli assessori e i tecnici presenti all’incontro, si darebbe efficacia e trasparenza al processo di aggiustamento fiscale rendendo eque le relazioni tra finanza statale e decentrata.

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